Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa. Realizzata attraverso la ristrutturazione e la riconversione di una sezione esistente, dispone di undici posti, tra cui una cella concepita per accogliere una madre con un bambino fino ai tre anni di età. Il comparto include inoltre spazi propri per il passeggio e le attività quotidiane, così come di un laboratorio destinato alle attività lavorative.
La nuova sezione rientra in un progetto più ampio di adeguamento delle Strutture carcerarie cantonali, per il quale il Gran Consiglio aveva approvato nel giugno 2023 un credito di circa 3 milioni di franchi complessivi, suddivisi tra interventi edilizi e risorse operative. I lavori hanno interessato anche gli spazi destinati alla presa a carico di detenuti anziani e di persone con disabilità fisica o motoria, tenendo conto dell’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.
Un’esigenza cresciuta negli anni
La realizzazione della nuova sezione risponde al progressivo aumento della popolazione detenuta femminile registrato negli ultimi anni a livello svizzero. Una situazione che, in Ticino, si inserisce in un contesto più generale di forte occupazione delle strutture carcerarie, con periodi di sovraoccupazione che hanno interessato in particolare il Carcere giudiziario.
Fino all’apertura della sezione dedicata, le detenute erano collocate alla Farera oppure, per l’esecuzione di pene di maggiore durata, trasferite in strutture fuori Cantone. Una soluzione che comportava un onere finanziario significativo e presentava inevitabilmente dei limiti. La Farera è infatti una struttura destinata alla detenzione preventiva e offre un regime differente rispetto a quello previsto per l’esecuzione della pena. Questa situazione si traduceva, in particolare, in un accesso ridotto alle attività lavorative e formative.
Una sezione pensata per l’esecuzione della pena
La nuova sezione nasce per superare questi limiti e offrire condizioni più adeguate all’esecuzione della pena. Il progetto tiene conto delle specificità della detenzione femminile e dei principi riconosciuti a livello internazionale, tra cui le Regole di Bangkok delle Nazioni Unite, che pongono particolare attenzione ai bisogni delle donne private della libertà.
Questa impostazione si riflette anche nell’organizzazione degli spazi. La presenza di un laboratorio permette di ampliare le possibilità di lavoro, mentre gli spazi dedicati consentono di organizzare le attività quotidiane all’interno della sezione. La cella madre-bambino risponde inoltre alle particolari esigenze legate alla maternità.
(foto credit Repubblica e Cantone Ticino)













