Il primo appuntamento d’arte dell’autunno in Galleria Magenta si contrassegna di rosa. È infatti una donna l’artista protagonista della nuova mostra personale che, dal 17 ottobre al 21 novembre prossimi, vestirà le pareti della sede storica della galleria, in via Roma 45 a Magenta (MI).
Si tratta di Valeria Pontoglio, autrice delle opere che compongono IL SUSSURRO DEL MONDO, una esposizione grintosa che ben riflette la sua tempra bergamasca.
Il “cloisonnisme”, ovvero quel linguaggio formale fondato sulle campiture piane di colore omogeneo delimitate da contorni neri marcati, costituisce la cifra stilistica della mostra, rivelando l’affinità dell’artista con il disegno d’arte vetraria gotica, ma anche con la tradizione delle stampe giapponesi, con il linguaggio fumettistico e con l’opera di De Chirico e Valerio Adami.
La palette cromatica si snoda attraverso riempimenti densi e saturi, basandosi sui toni freddi ma profondi del blu che incontra l’energia degli altri colori primari, il giallo e il rosso, per sottrarre al colore la sua funzione mimetica, con la finalità di renderlo uno strumento di delineazione spaziale e di architettura emozionale.
Il bisbiglio della realtà, come verità che erompe silenziosa dalle cose, è proposto mediante figure dall’anatomia decostruita e dai tratti geometrici segmentati, oltrepassando l’interesse dei dettagli somatici per trasformare i soggetti dipinti in simboli universali.
Le forme delle cose rimangono dunque negli ambienti come un esoscheletro o una traccia lasciata dal passaggio del tempo, mentre le loro caratteristiche peculiari si depersonalizzano gradualmente. Tutto ciò porta a una riflessione sulla memoria, sul ricordo che permane quando l’esperienza vissuta si è ormai conclusa e a volte può sfociare in nostalgia o in sogno, fino a originare una dimensione contemplativa, che invita l’osservatore a condividere il medesimo sguardo verso l’oltre.
Il paesaggio, costellato di fari marini, quinte architettoniche, montagne stilizzate e velieri, dialoga con l’eredità della Metafisica dechirichiana. Gli ambienti sono infatti immobili, sospesi in un tempo indeterminato dove la luce non proietta mai ombre caotiche, ma campiture geometriche pulite.
Le prospettive forzate sottolineano come gli elementi che configurano gli spazi, quali finestre, balaustre, fari e quinte teatrali, marchino il confine fra l’interno (la mente, la casa, la memoria) e l’esterno (il mare, l’orizzonte, l’ignoto).
Tutta la ricerca pittorica dell’artista si concentra in una trentina di opere che, una dopo l’altra, in un alternarsi di temi e sbalzi di colore, assorbe l’occhio di chi indaga alla ricerca di un reale dentro il reale, svelato da lievi sussurri e dagli “occhi dell’anima” (Eraldo Di Vita).
La mostra, inaugurata con vernice sabato 17 ottobre alle ore 17, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 21 novembre, con i seguenti orari: da martedì a sabato 9.30-12.30 / 15.30-18.30













