La Corte d’Appello di Milano riconosce, ancora una volta, che Stefano Binda, assolto in via
definitiva dall’accusa di avere ucciso nel 1987, nel Varesotto,
Lidia Macchi, studentessa di 21 anni e sua ex compagna di liceo,
ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, come
“riparazione per l’ingiusta detenzione”, per essere stato per
tre anni e mezzo in carcere, tra il 2016 e il 2019. Indennizzo
quantificato dai giudici in 212mila euro.
Questa è la terza decisione negli anni da parte dei giudici milanesi, dopo due
annullamenti da parte della Cassazione dei provvedimenti sul
diritto al risarcimento.
Come ha spiegato la sua legale, l’avvocata Patrizia Esposito,
la quinta sezione penale d’appello, con ordinanza depositata
oggi, ha riconosciuto a Binda la stessa cifra disposta nel
settembre del 2024, ossia il 70per cento dei 313mila euro che un
precedente provvedimento, sempre della Corte milanese, aveva
quantificato come indennizzo. Entrambe le ordinanze erano state
annullate con rinvio dalla Suprema Corte, su ricorso della
Procura generale di Milano.
Ora è arrivata la terza decisione su cui, se la Procura
generale ricorrerà, ci sarà di nuovo un giudizio in Cassazione.












