Una innata predisposizione pensiamo sia fondamentale per ogni arte e pure mestiere. Poi, per carità, tanto si può apprendere, volontà, studio, esercizio fanno la loro parte, ma è il ‘seme’ dentro a operare la differenza. Quel seme che germina lento e così fin da ragazzina inizi a decorare sassi, bottigliette di vetro o ti cimenti con l’inchiostro di china, come quella volta, a tracciare in bianco e nero lo scorcio di un cortile di Boffalora che ti procura una segnalazione da parte della giuria di un concorso di pittura.
Magari non frequenterai scuole o corsi d’arte, sceglierai un altro percorso nella vita, diventerai una professionista nel campo della comunicazione, soddisfatta di esserlo e lavorare in una grande azienda per oltre trent’anni, nondimeno non hai smesso di alimentare quel seme che ha dato e dà frutti.
Così per Laura Borlenghi. La passione per la pittura in lei non si è mai spenta, sebbene sopita per tratti di tempo. “Crescere i figli, occuparmi della famiglia, oltre al lavoro, non mi lasciava lo spazio libero, necessario per coltivare ed esprimere la mia creatività”.
Poi i figli crescono, diventano indipendenti, ma sono gli anziani genitori ad avere bisogno di cura, di compagnia. E, proprio nelle domeniche casalinghe accanto a loro, ecco ritrovare il tempo per tornare a tele, pennelli, colori e spatole, per mescolare paste acriliche, sabbie, polveri, gel e stenderli dando vita a una pittura di forme in movimento, di ricercati accostamenti cromatici, da cui è bandita ogni simmetria e “dove l’equilibrio, se vogliamo chiamarlo così, sta nell’imperfezione, creata da un elemento di disturbo, fuori posto”, che non manca mai nei suoi lavori, catturando l’attenzione di chi guarda, stimolandone l’interpretazione, una o più.
Una pittura astratta, materica, densa, colorata. Lei ama soprattutto la varietà dei blu. Un pittura che ha estimatori tra amici, conoscenti e tra quanti hanno visitato la sua esposizione, a Villa Naj Oleari, in occasione della serata di un solstizio d’estate dedicato al colore. Tiene a precisare che la pittura per lei è e rimane – per ora – un hobby che le consente di “volare altrove, di evadere”. Non fuga dalla realtà, ma libertà creativa. Nel tempo, tuttavia, non le sono mancate, né le mancano richieste, che non delude. Seppure preferisca la dimensione astratta, eccola, al momento, impegnata a soddisfare il desiderio di un’amica con un fondo marino colorato da pesci, in passato ci sono stati paesaggi rossi di papaveri, di superbi girasoli.
Ci colpisce tra le sue opere una marina sognante, appesa a una parete del soggiorno, sbiadita immagine di case sospese tra un cielo e un mare cangianti a seconda della luce. Ci suggerisce sentimenti di lontananza, di dolce nostalgia.
“Non ho uno studio, lavoro in casa, non lo faccio nei ritagli di tempo, devo essere del tutto libera da impegni”. Di rado prepara bozzetti, ama il gesto immediato, accosta i colori seguendo il proprio estro. “Curo la qualità del materiale che uso, mi piace scoprire tecniche ed effetti nuovi”.
Nel nostro conversare tra le sue opere e una carezza al micio – che pare non apprezzarla in modo particolare, ma si sa i gatti non è gente facile – arrivano le domande di rito. Che poi uno potrebbe glissare. Vabbè.
C’è un pittore da lei preferito? Le capita di trarre ispirazione da qualcuno? Uno in particolare no, frequenta molte mostre d’arte, musei, in Italia e all’estero. Sì, forse, a volte, qualche ispirazione arriva. C’è un messaggio in ciò che dipinge? Titola sempre un’opera? “Cerco di farlo, di dare un titolo. Apprezzo, però, soprattutto ciò che chi guarda i miei quadri vi vede. A volte è sorprendente quanto possa essere altro rispetto al mio pensiero, al mio intento. Ricordo un amico che mi stupì tantissimo, paragonando un vortice creato con sabbie a un’orbita compiuta da un asteroide attorno al sole”.
Grandi occhi scuri, folta capigliatura riccia, modi accoglienti, ringraziamo e lasciamo, grati dell’ospitalità, Laura Borlenghi, il suo luminoso soggiorno, il suo terrazzo – affacciato sul verde del Naviglio non ancora profanato – che testimonia anche l’indubbio dito verde della nostra artista e famiglia.












