HomeCronacaBuccinasco, morto a 81 anni il boss della ’ndrangheta Domenico Papalia

Buccinasco, morto a 81 anni il boss della ’ndrangheta Domenico Papalia

È morto a 81 anni, all’ospedale San Paolo di Milano, Domenico “Micu” Papalia, storico boss della ’ndrangheta legato alla criminalità organizzata che per decenni ha avuto uno dei suoi principali centri di attività nell’area di Buccinasco, nel Milanese.

Papalia, ricoverato da tempo per un tumore, era stato scarcerato lo scorso luglio per differimento della pena per ragioni di salute, dopo aver trascorso complessivamente 49 anni in carcere per diverse condanne legate a omicidi, in particolare come mandante.

La Procura di Milano attenderà ora la relazione dei medici dell’ospedale San Paolo prima di concedere il nulla osta alla sepoltura. La famiglia vorrebbe celebrare i funerali a Platì, in provincia di Reggio Calabria, paese d’origine di Papalia.

La storia criminale tra Buccinasco e il Nord Italia

Domenico Papalia era arrivato in Lombardia insieme ai fratelli Antonio, anch’egli detenuto all’ergastolo, e Rocco. I Papalia, legati ai Barbaro, furono tra i protagonisti della ’ndrangheta di vecchia scuola che per anni aveva radicato la propria presenza soprattutto nell’area di Buccinasco.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta il gruppo criminale si era inserito in diversi settori delle attività illecite, dai sequestri di persona al traffico di droga, fino al commercio di gioielli.

Nel 1976 per Domenico Papalia si erano aperte le porte del carcere, dopo una condanna per l’omicidio del boss Antonio D’Agostino, avvenuto a Roma. Una sentenza che sarebbe stata successivamente ribaltata nel 2017 dalla Corte d’appello di Perugia, nell’ambito di un processo di revisione: una nuova perizia balistica aveva escluso che fosse stato Papalia a sparare.

Nel frattempo, però, erano arrivate altre condanne. Tra queste quella per l’omicidio dell’avvocato Pietro Labate, a Milano, nel 1983, e quella come mandante dell’assassinio, nel 1990, dell’educatore del carcere di Opera Umberto Morbile, ucciso a Carpiano.

Papalia si era sempre dichiarato innocente per quest’ultimo delitto, ma la condanna all’ergastolo lo aveva trasformato nel detenuto al 41-bis più longevo d’Italia, con quasi mezzo secolo trascorso dietro le sbarre.

Gli ultimi anni e la scarcerazione

Nel corso della lunga detenzione Papalia aveva intrapreso anche un percorso di cambiamento personale: aveva frequentato studi universitari, collaborato con associazioni e partecipato a iniziative legate alla giustizia riparativa.

Lo scorso luglio il Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva quindi accolto la richiesta di differimento della pena per le sue gravi condizioni di salute, consentendogli di lasciare il carcere dopo 49 anni.

Una decisione sostenuta anche da Nessuno tocchi Caino. Elisabetta Zamparutti, tesoriera dell’associazione, ha definito quella di Papalia una pena che, dopo mezzo secolo di carcere, era diventata anche una “pena corporale”, sostenendo che l’uomo fosse ormai profondamente diverso dalla persona responsabile dei delitti per i quali era stato condannato.

Papalia sarà ricordato il prossimo 1° settembre al laboratorio Spes contra spem nel carcere di Parma, insieme ai suoi compagni di pena.

“Lo Stato fallisce quando perde l’obiettivo della rieducazione della pena, senza consentire prospettive”, ha commentato Ambra Giovene, storica legale di Papalia, sottolineando come quasi cinquant’anni effettivamente trascorsi in carcere rappresentino, a suo giudizio, la misura di quel fallimento.

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