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Fare il bagno in sicurezza al lago o nei fiumi: restare in acque basse se non si sa nuotare

Un solo dato emblematico: a inizio settimana, in sole 3 ore, tra le 17 e le 20, oltre 50 richieste di intervento sui laghi Maggiore e di Como per soccorrere persone che rischiavano di annegare mentre facevano un bagno cercando refrigerio.
Tra le prime cause, lo shock termico ma anche il rapido e imprevedibile cambio dei fondali, le correnti, il galleggiamento più difficile in acqua dolce e, molto spesso, una errata considerazione delle proprie capacità natatorie.

Cosa fare per prevenire questi episodi?

Lo abbiamo chiesto a Carlo Gionne, allenatore capo Nuoto per Salvamento F.I.N.(Federazione Italiana Nuoto), docente regionale settore tecnico F.I.N. e coordinatore pianificazione Sicurezza Ambienti Acquatici, intervistato in occasione della ‘Pillola di salute’, il consueto approfondimento settimanale di Lombardia Notizie sui temi che riguardano il benessere dei cittadini e i consigli per una corretta prevenzione.

Ecco i suoi consigli.

Restare in acque basse se non si sa nuotare; fare il bagno dopo pranzo, se il pasto è stato leggero (una pasta con pomodoro e basilico), non obbliga più a lasciar trascorrere le fatidiche 3 ore necessarie alla digestione.

E ancora: se vediamo che qualcuno in acqua sta male, valutare le proprie condizioni psicofisiche prima di intervenire e correre rischi a volte fatali. Piuttosto chiedere aiuto ad altre persone che, per prestanza fisica e maggiore capacità di adattamento alla situazione critica, può prestare soccorso in tempi rapidi.

In ogni caso, qualora si decidesse di intervenire per aiutare chi è in acqua ed è in difficoltà, ricordare sempre di interporre tra chi soccorre e la vittima qualcosa a cui aggrapparsi: un materassino, un salvagente, qualsiasi cosa utile per evitare che la paura, i crampi, la difficoltà di muoversi, inducano chi è in pericolo ad aggrapparsi al soccorritore mettendo a rischio la sua incolumità.

“Una persona addestrata e preparata a questo tipo di interventi di salvataggio – spiega Gionne – quando si trova di fronte a situazioni di emergenza sa come agire nel caso in cui la persona che chiede aiuto sia colta dal panico”.

Gionne si sofferma sui pericoli di chi cerca un po’ di fresco facendo un bagno nei fiumi o nei laghi.

Consigli molto utili che, se applicati, forse avrebbero evitato conseguenze come quelle di cui è rimasto vittima un nuotatore esperto di 67 anni: si è tuffato nel Lago Maggiore, a Ispra (VA), e non è più riemerso, probabilmente da un malore. A Ferragosto, nel lago di Como, hanno perso la vita due ventenni, uno si era tuffato a Tremezzina, l’altro a Malgrate, sul ramo lecchese. A Cuggiono (MI), un bagno nel fiume Ticino ha provocato la morte di un ragazzo di 18 anni.

Nel luglio scorso, a Como, un bagno nel lago è stato fatale per una bambina di 9 anni.

Gionne ha suggerimenti anche per i genitori dei bambini: “Massimo controllo da parte dei genitori, mai perderli di vista perché spesso i bimbi non riescono a gridare o a chiedere aiuto perché molto spaventati.”

E se si è al mare? “Al mare – risponde l’esperto – rispettiamo la bandiera rossa che non è una bandiera di divieto ma di pericolo: se viene issata e sventola, significa che ci sono condizioni di criticità. Quindi non andiamo a sfidare circostanze che magari non siamo capaci di affrontare”.

“Ecco perché in questo contesto – aggiunge – il punto di riferimento primario è sempre l’addetto al salvataggio che noi chiamiamo impropriamente il bagnino”.

Carlo Gionne è anche presidente di un’associazione dilettantistica che si occupa di salvamento in acqua con utilizzo di unità cinofile. Si chiama Asd ‘Lunga Vita al Lupo’. Ha una succursale a Como, coordinata dal dottor Andrea Albonico, responsabile della formazione e dell’addestramento della scuola per cani da salvataggio. Una realtà in crescita che opera in Lombardia e contribuisce ad arricchire la presenza di personale specializzato per aiutare chi si trova all’improvviso in difficoltà mentre si concede un momento di svago al lago.

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