Chi percorre la A4 verso Venezia, poco dopo Verona è difficile che non veda sulla sinistra, un paese a mezza collina, completamente cinto da mura merlate che conducono a un castello che sembra quello delle fiabe, e questo paese altri non è che quello di Soave, una località nota per il suo vino DOC, i cui vitigni circondano la cittadina creando un paesaggio che pare un ricamo verde.
Il luogo merita una visita, se non addirittura un pernottamento che permetta di cenare nel rinomato ristorante Il Gambero che, al di là del nome, serve anche piatti di carne e specialità della zona.
Ma scopriamolo insieme questa deliziosa cittadina. Superata Porta Verona, ingresso principale al centro storico, e proseguendo per Via Roma, dove si affacciano bar, una buona gelateria e negozi vari, tra cui uno molto carino con oggetti regalo, si può ammirare Palazzo Cavalli un bell’esempio di stile gotico-veneziano edificato nel 1411; poco più avanti in Piazza Antenna ecco il trecentesco Palazzo di Giustizia, dotato di una loggia a quattro arcate, testimonianza amministrativa dei più importanti signori che ebbe il paese, ovvero gli Scaligeri.
Alla sua destra inizia la salita acciottolata che conduce al castello. Poiché la strada è un’erta, di tanto in tanto si trovano delle panche di pietra, dove chi è un po’ avanti negli anni, può sostare un momento. Arrivati al fortilizio, un signore simpatico accompagnato da una cagnolina dallo sguardo buono, vende i biglietti seduto di fronte all’abitazione che precede il maniero.
Ancora una piccola salita ed ecco che si entra nel primo cortile munito di ponte levatoio e protetto dalla torre di San Giorgio, così chiamata per la presenza della statua del santo posta sopra la porta; qui si può notare un abside, che è ciò che rimane di un’antica chiesetta.
Per entrare nel secondo cortile si attraversa una porta a saracinesca, oltre la quale sta un affresco raffigurante una Madonna della Misericordia, coi fedeli sotto il suo manto; poi una scaletta introduce al terzo cortile, dove si erge imponente il mastio, costruito sopra un masso granitico.
Questi torrioni erano di solito l’ultimo luogo dove in caso di assedio gli abitanti di un castello trovavano rifugio e, in questo caso, il mastio fu probabilmente utilizzato anche come prigione e luogo di esecuzioni, visto l’infido trabocchetto che si trova all’apice, ovvero una botola ricoperta al tempo da una stoffa, sulla quale si faceva camminare il malcapitato che cadeva molti metri di sotto bell’e morto oppure agonizzate. E a conferma di questa crudele pratica, nel 1770, quando fu praticata un’apertura alla base della torre, fu rinvenuto un tappeto di ossa alto ben 2 metri.
Appoggiata alla cinta sorge la medievale Casa del Capitano, perché questo castello fu un presidio militare, almeno sino a quando nel 1830 venne acquistato dall’avvocato Antonio Cristani, nonno materno di Giulio Camuzzoni, bisnonno dell’attuale proprietaria.
Il Camuzzoni, che fu senatore del Regno d’Italia, appassionato del medioevo, restaurò il maniero che, risalendo al X secolo, aveva avuto una lunga serie di proprietari, tra cui il feroce Ezzelino da Romano, Mastino I della Scala, e della medesima famiglia Cansignorio, che fece costruire la cerchia muraria coi merli ghibellini a coda di rondine; cinta con la quale inglobò il borgo.
Caduti gli scaligeri il castello divenne possedimento del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, e dopo la morte del duca la proprietà passò ai da Carrara di Padova, poi tornò ai Visconti, andò indi all’imperatore Massimiliano d’Asburgo, sino ad arrivare, per l’appunto, al benemerito Camuzzoni che lo rese il bel maniero che è oggi; infatti, gli interni della Casa del Capitano, sono dotati di mobili, armi, armature, quadri, e pareti con quadri, stemmi e il simbolo araldico degli scaligeri: ovvero, una scala a pioli.
Orari e prezzi: Il castello è aperto da martedì a domenica con orario estivo (9:00-12:00 e 15:00-18:00) o invernale (9:00-12:00 e 14:00-16:00), chiuso il lunedì, e il biglietto d’ingresso costa 7 € per gli adulti e 4 € per i bambini.
Il mio romanzo per conoscere la vita di Gian Galeazzo Visconti:
“A bon droit. Il piacere della vendetta” edito da La Vita Felice.
A cura di Luciana Benotto













