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Magenta, taglio del nastro per gli alloggi del “Dopo di noi”: una risposta concreta alla fragilità

Un passo avanti fondamentale per il territorio e una risposta concreta alle grandi preoccupazioni di molte famiglie con figli affetti da disabilità grave. Questa mattina a Magenta si è svolto il taglio del nastro per le due nuove strutture nate nell’ambito del progetto “Dopo di noi”, spazi pensati non come fredde istituzioni sanitarie, ma come vere e proprie case, capaci di garantire autonomia, dignità, socialità e continuità affettiva.

Il progetto, frutto di un intenso lavoro di rete, è gestito dalla Cooperativa Il Portico, realtà che da oltre 40 anni si occupa di inclusione e fragilità sul territorio. Le strutture offrono un totale di sette posti letto, a cui si aggiunge un posto di sollievo (emergenza). Più nello specifico, tre posti letto (più quello di emergenza) si trovano nell’alloggio completamente ristrutturato in viale Lombardia, mentre gli altri quattro posti letto sono situati all’interno della storica Casa dell’Accoglienza in strada Pontevecchio. Entrambe le sedi sono già operative: i primi ingressi sono infatti previsti a partire dalla prossima settimana.

Durante l’inaugurazione, Manfredi Toscano, responsabile dei servizi alla persona della cooperativa Il Portico, ha spiegato la filosofia che muove l’intera iniziativa: “I servizi vengono cuciti addosso alla persona. La nostra logica non prevede che la persona si adatti al progetto, ma che il progetto si adatti alla persona, rispettando le specifiche autonomie e fragilità”. Sottolineata l’importanza della concessione decennale degli immobili, un tempo congruo per costruire percorsi a lungo termine, e ha aperto le porte alla comunità: la rete di prossimità e il volontariato locale saranno infatti chiamati a essere coprotagonisti della vita di questi alloggi.

Anche il presidente della cooperativa, Francesco Luoni, ha espresso grande fiducia, ricordando che “i progetti funzionano quando ci si mette insieme e quando non sono calati dall’alto”. Luoni ha inoltre accennato alla volontà di guardare al futuro dei ragazzi a 360 gradi, ipotizzando, dove possibile, anche percorsi di inserimento lavorativo.

L’assessore alle Politiche Sociali e all’Istruzione del Comune di Magenta, Giampiero Chiodini, che ha seguito l’evoluzione del progetto sin dai primi passi, ha ripercorso le tappe che hanno portato a questo traguardo: “Questo progetto nasce dall’ascolto e dal bisogno reale rappresentato da singole famiglie, preoccupate per il futuro dei propri cari con l’avanzare dell’età”. Chiodini ha ricordato le difficoltà iniziali, tra cui un primo bando andato deserto tre anni fa, fino alla firma della convenzione con Il Portico avvenuta esattamente un anno fa, il 3 luglio.

L’assessore ha poi evidenziato come l’area di strada Pontevecchio stia diventando un vero e proprio polo sociale diffuso per Magenta e per l’intero ambito territoriale. In questo spazio convivono infatti diverse realtà: la Casa dell’Accoglienza, gli alloggi per l’housing temporaneo finanziati con fondi PNRR e ora il “Dopo di noi”, con il coinvolgimento sinergico di tre diverse cooperative (Il Portico, Lule e Intrecci) insieme ai volontari. Per celebrare la nascita di questo polo integrato della solidarietà, Chiodini ha annunciato l’intenzione di organizzare una grande festa popolare all’inizio del prossimo mese di settembre.

All’evento erano presenti anche l’assessore comunale Alessandro Pelizzari, i sindaci di Marcallo con Casone e Ossona (a testimonianza della valenza sovracomunale e d’ambito del progetto) e i rappresentanti di Asst Ovest Milanese.

Il momento inaugurale si è arricchito con la preghiera e la benedizione officiata dal parroco, don Federico Papini. Nel suo discorso, il sacerdote ha offerto una profonda riflessione legata proprio al nome del progetto: “L’espressione ‘Dopo di noi’ mi fa pensare alla parabola del Buon Samaritano. Il Samaritano fa una cosa importante: pensa al dopo di lui. Quando dà i due denari all’albergatore e dice ‘quello che spenderai in più, quando ripasso te lo darò’, applica la logica bellissima della carità: quella di chi non si ferma a dire ‘ti ho raccolto, ti lascio qui e me ne vado’, ma si preoccupa che dopo la vita debba continuare a fiorire e a trovare pienezza”.

Le strutture sono pronte e la sfida più importante comincia adesso: dare vita a queste mura e riempire i posti disponibili per permettere agli ospiti di sperimentare l’autodeterminazione, l’inclusione e il calore di una nuova grande famiglia

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