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Magenta, forte affluenza in piazza Liberazione per la raccolta firme contro il Data Center nell’ex Novaceta

Una risposta decisa e una partecipazione che non è passata inosservata. Questa mattina, piazza Liberazione a Magenta si è riempita di cittadini in occasione della raccolta firme organizzata per dire “no” alla realizzazione del nuovo e mastodontico data center nell’area dismessa dell’ex Novaceta. Un’iniziativa che ha registrato un’ottima affluenza, segno di come il tema ambientale e urbanistico sia fortemente sentito dalla comunità locale.

In mezzo ai banchetti e ai cittadini in coda per siglare la petizione, a portare un messaggio simbolico e di riflessione abbiamo incontrato l’attivista e ambientalista vittuonese Paolo Fagnani, nato a Magenta ma residente a Vittuone, che si è presentato in piazza con un aquilone.

“Ho portato un aquilone per fare in modo che la gente osservi il cielo dall’alto”, ha spiegato Fagnani ai microfoni di Ticino Notizie, ricordando come troppo spesso ci si dimentichi dell’importanza della salvaguardia dell’aria, elemento fondamentale per la nostra vita.

L’attivista ha voluto porre l’accento sulla necessità di una forte unità di intenti tra i diversi comuni del territorio, superando i confini amministrativi: “Il problema che c’è a Magenta riguarda anche Vittuone. Se c’è inquinamento a Magenta, questo ricade inevitabilmente anche sui paesi vicini”. Secondo Fagnani, la mobilitazione deve nascere dal buon senso e dal dovere morale di tutelare il futuro dei più giovani: “Ormai io ho già vissuto la mia vita, la cosa più importante adesso è salvaguardare la vita e il futuro delle giovani generazioni”.

Il problema dei data center, d’altronde, sta assumendo una dimensione sovracomunale. Durante il suo intervento, l’ambientalista ha lanciato l’allarme sul fatto che anche la vicina Vittuone si trova a fare i conti con dinamiche simili, con progetti in discussione per l’insediamento di più strutture di questo tipo, le cui criticità nei dettagli non sono ancora state pienamente analizzate.

“A Vittuone la situazione rischia di essere persino più critica di quella di Magenta”, ha avvertito Fagnani, evidenziando come una parte consistente di queste strutture (circa 3 su 7) rischi di sorgere direttamente su suolo agricolo. “Non dobbiamo dimenticare che ci troviamo in una zona in cui i terreni agricoli rappresentano la nostra vera ricchezza storica e l’eccellenza del territorio, paragonabile a poche altre aree al mondo come quella di Bordeaux. Abbiamo il dovere assoluto di salvaguardarli”.
La mattinata in piazza Liberazione ha confermato che la sensibilità della cittadinanza sul consumo di suolo e l’impatto ambientale di questi colossi digitali è altissima. La battaglia del territorio è solo all’inizio.

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