Anche una chat WhatsApp è finita al centro degli accertamenti nelle indagini a carico di Youssef Siher, il 30enne in carcere per essere la “mente” dei canali
social, Telegram e Instagram, del “Movimento 17 ottobre”. Da quanto si è saputo, infatti, investigatori e inquirenti stanno indagando anche sugli ultimi contatti che il ricercatore, legato sia a gruppi ProPal che antagonisti, avrebbe avuto prima di
essere rintracciato e sottoposto a perquisizioni informatiche la mattina del 24 ottobre.
Dal suo notebook, infatti, a cui la Polizia Postale ha potuto
accedere perché non protetto da password, a differenza del
telefono (lui si è rifiutato di comunicarla), risultava, si
legge negli atti, che il 30enne avesse utilizzato quel “devices
in questione anche per collegarsi al proprio whatsappweb dove
all’interno era attivo l’account denominato Youssef Siher”. E in
questa pagina “si poteva riscontrare la presenza di diversi
messaggi da parte di terzi che chiedevano informazioni sulla
manifestazione del 24 ottobre”.
Negli atti del provvedimento di fermo, come già emerso anche
ieri, né in quelli della richiesta di convalida e di custodia
cautelare in carcere, firmata dal procuratore Viola e dalla pm
Crupi, non c’è alcun elemento su presunti contatti tra Siher e
hacker filorussi.













