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Lodi: Gdf, 8 arresti per frode fiscale e autoriciclaggio, 31 milioni di euro sequestrati

Nel contesto di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi, denominata ‘Green River’, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lodi, ha eseguito un decreto di misure cautelari personali nei confronti di 8 soggetti, ritenuti responsabili di un’associazione per delinquere dedita all’autoriciclaggio e all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni insistenti, nonché misure cautelari reali nei confronti di 44 soggetti per un importo pari a circa 31 milioni di euro.

Le attività investigative – si legge in una nota – che hanno preso avvio nel 2024, a seguito di alcuni approfondimenti fiscali compiuti su una società sedente nel lodigiano, rivelatasi fittizia, che operava come cartiera emettendo fatture per operazioni inesistenti per migliaia di euro, hanno portato alla luce un’organizzazione criminale che, sfruttando gli articolati meccanismi di riciclaggio tipici del c.d. ‘underground banking’ (consistente nell’insieme di sistemi di trasferimento di denaro che operano al di fuori dei canali finanziari ufficiali e regolamentati, aggirando i presidi antiriciclaggio), è riuscita a trasferire in Cina oltre 200 milioni di euro, spesso triangolando le operazioni attraverso paesi europei. Con queste modalità si consente ai beneficiari delle fatture false di riciclare il provento di svariate tipologie di reati presupposto (quali reati tributari, societari, fallimentari, ma anche in ambito stupefacenti e criminalità organizzata), mentre la comunità cinese riesce a riciclare un ingente quantitativo di denaro derivante dalle proprie attività economiche e di procedere al rimpatrio delle somme “ripulite” in Cina, attraverso una compensazione tra il denaro contante restituito ai beneficiari delle false fatture ed i bonifici effettuati da quest’ultimi sui conti correnti gestiti dal sodalizio.

I trasferimenti di denaro, in numerose transazioni, avvenivano sfruttando i c.d. virtual iban, ovvero codici che reindirizzano i fondi su un unico conto principale, mascherando i reali beneficiari e rendendo estremamente difficile tracciare il flusso di false fatturazioni.

In particolare, l’organizzazione criminale, attraverso l’utilizzo di 41 società cartiere, gestite in un ufficio anonimo con sede a Chiari (BS), avrebbe consentito l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per 200 milioni di euro, nei confronti di diverse società ‘clienti’, veicolando successivamente le corrispondenti somme di denaro ricevute all’estero, per poi retrocederle in contanti alle stesse, trattenendo una ‘commissione’ per il servizio reso pari al 10%.

Alcune società hanno indebitamente sfruttato addirittura le normative di favore previste per gli eventi disastrosi del Sisma dell’Abruzzo 2009 e quelle relative alla pandemia COVID 2019, per inserire in contabilità dei crediti totalmente inesistenti per compensare i loro debiti di varia natura (fiscali, previdenziali, assicurativi).

Una delle società cartiere veniva altresì utilizzata per frodare l’IVA nelle importazioni di merce dall’India, attraverso l’indebito ricorso al regime del deposito IVA, che consente agli operatori di lavorare in sospensione d’imposta e posticipare il pagamento dell’imposta in un momento successivo all’importazione.

La società fittizia, ovviamente, serviva solo per interporsi fra il fornitore ed il beneficiario finale e non ha mai assolto al pagamento dell’IVA. Tra i soggetti attinti da misura personale, vi è anche un commercialista italiano, deputato alla gestione amministrativa e contabile delle imprese del sodalizio criminale, predisponendo gli F24 delle società beneficiarie delle indebite compensazioni, nonché tutta la documentazione necessaria a rendere le società formalmente esistenti e regolari.

Contestualmente alle otto misure cautelari personali (arresti domiciliari, per un soggetto – capo dell’associazione, con applicazione del braccialetto elettronico), è stato disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente nei confronti dei sodali e degli altri indagati, per 31 milioni di euro, quale profitto del reato di autoriciclaggio e del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché nei confronti delle 41 società cartiere e dei relativi conti correnti e dell’ufficio ‘occulto’ utilizzato per la gestione delle società cartiere.

I sequestri eseguiti hanno riguardato disponibilità finanziarie, quote societarie, immobili, automobili, nonché beni di lusso quali orologi e preziosi. Durante le perquisizioni, grazie alla collaborazione delle unità cinofile cash dog, in servizio presso i Reparti del Corpo degli aeroporti di Bergamo – Orio al Serio e Milano – Linate, è stato possibile rinvenire denaro contante occultato negli immobili e nelle autovetture per oltre 100.000 euro.Si rappresenta inoltre che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo all’esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile, vigendo la presunzione di non colpevolezza prevista dall’art. 27 della Costituzione.

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