HomeCronacaTram deragliato, la difesa conferma: malore dell'autista

Tram deragliato, la difesa conferma: malore dell’autista

“Siamo soddisfatti. Ha chiarito tutto in
modo coerente. La telefonata fatta quando il tram era fermo è durata
meno di un minuto, poi ha avuto un malore per cause da accertare e si
è risvegliato dopo aver sbattuto con la testa contro il vetro del tram
deragliato”. Lo affermano i difensori, gli avvocati Mirko Mazzali e
Benedetto Tusa, del tranviere indagato per disastro ferroviario,
omicidio colposo e lesioni colpose, per il deragliamento del mezzo
della linea 9 in cui, lo scorso 27 febbraio, hanno perso la vita due
passeggeri e altri 50 sono rimasti feriti.

“La telefonata viene fatta quando il tram è fermo” all’altezza di via
Monte Santo, “dura 45 secondi, al massimo un minuto, il tempo di
chiedere al collega cosa fare nel caso il dolore al piede fosse
aumentato” dopo essersi fatto male sollevando la carrozzina di un
disabile a inizio turno. “Sa e ha detto quando ha fatto la chiamata,
così come quando si è sentito male” poco dopo piazza della Repubblica,
l’ultima fermata effettuata dal tranviere dell’Atm. Lungo viale
Vittorio Veneto avrebbe accusato il malore, tanto da saltare la
fermata, non attivare lo scambio dei binari e quindi finire la corsa
contro un palazzo di via Lazzaretto.

“E’ svenuto tenendo la leva e quindi facendo accelerare il tram.
All’improvviso è svenuto, ha avuto come un buco nero e si è
risvegliato dopo l’impatto” aggiunge la difesa. “La botta al piede è
stata certificata dall’ospedale, ci saranno accertamenti medico legali
sul malore, ma quello che è certo è che e svenuto” sottolinea Mazzali.
A chi gli chiede come si spiega che i tabulati telefonici
restituiscano una chiamata di circa 4 minuti tra il conducente e il
collega, l’avvocato replica: “Quello che può essere successo è che la
chiamata sia rimasta ‘aperta’, sicuramente la conversazione è durata
meno di un minuto. I secondi delle telefonate andranno accertati una
volta che avremo tutti i dati, anche quelli della scatola nera. In
questo momento eviterei di dare numeri a caso”. I legali ribadiscono
che il proprio assistito “non era al telefono ed era svenuto quando
c’è stato l’impatto”.

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