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Magenta, serata del Rotary con il Generale Antonio Pennino

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MAGENTA – ‘La crisi ucraina, ritorno alla Guerra Fredda?’. Affidato ad Antonio Pennino il tema oggetto di un recente incontro di RC Magenta, ospiti i soci di RC Saronno.
Argomento la cui complessità il titolatissimo Generale ha affrontato mettendo in fila in primis una serie di dati storici, cominciando da quelli riguardanti il passato remoto e prossimo della Crimea “per la quale da sempre la Russia ha mostrato interesse”. Pennino ha ricordato il lontano Conflitto del 1853- 56 tra gli Imperi Russo e Ottomano, per giungere, poi, al – per molti illegittimo- passaggio nel 2014 della Penisola, tra Mar Nero e Mar d’Azov, da Repubblica Autonoma dell’Ucraina a Repubblica della Federazione Russa. “Cartina alla mano – ha commentato il relatore – la Russia potrebbe esservi attaccata”. Vedi il megaponte fatto costruire da Putin sullo stretto di Kerch.

 

E, ancora, “la Crimea è a forte etnia russa, è vicina alle regioni russofile separatiste del Donbass e Sebastopoli è base della grande flotta russa”. Passando all’Ucraina. “E’ ritenuta da Putin una cosa sola con la Russia, una vera madre patria”. Vedi la rilevanza storica, culturale, spirituale della città di Kiev. Vedi soprattutto la ricchezza mineraria, la fertilità del suolo e la posizione strategica di estrema importanza per uno Stato – quello del nuovo Zar – per il quale è fondamentale la gestione del Mar Nero. Vedi porto di Odessa. Da tenere in conto c’è anche che l’Ucraina vive di guerra civile dal 2000. Rivoluzione arancione, rivoluzione di Maidan, guerra del Donbass (2014).

 

E, a questo punto, il Generale ha aperto un successivo capitolo del proprio ragionare con la severa critica alla reazione emotiva dell’UE e alla latitanza degli organismi internazionali. “Perché non si sono aperti tavoli diplomatici? Perché si è atteso l’incancrenirsi delle vicende? La logica diplomatica imporrebbe di tenere sotto controllo determinate situazioni”. Dopo di che, dito puntato contro “la violazione del diritto internazionale dei conflitti armati e della sovranità di uno Stato” di cui è colpevole l’uomo del Cremlino che vagheggia (o vaneggia) un ritorno alla grande Russia, in pena per l’avanzare dell’Americanizzazione dei paesi dell’Est sempre più rivolti all’Occidente e sempre meno stati-cuscinetto. Sottolineatura.

“Peraltro, noi – ha affermato Pennino – non abbiamo un quadro chiaro della situazione interna della politica russa”.

Interrogativo. “Putin è forte? E’ in crisi? E’ debole? E gli oligarchi?”. Preoccupante interrogativo. “Chi arma l’Ucraina commette violazione del diritto internazionale dei conflitti? Chi arma l’Ucraina è tout court in guerra?”. Brivido (di chi scrive). Tornando alla mancata valida azione diplomatica (“la Turchia sta giocando un certo ruolo, la Cina sonda…”), Pennino ha elencato situazioni passate analoghe, una per tutte ‘i missili a Cuba’ (1968), “allora fu scongiurato lo scoppio delle Terza Guerra Mondiale: alta diplomazia durante la Guerra fredda”. Oggi troppe dichiarazioni pericolose da Putin a Zelensky, a Biden (il bel tacer…).

Come andrà a finire questo conflitto terribile, logorante, “non convenzionale a tutti gli effetti”? La realtà è complicata, né può essere semplificata, come confermato da ulteriori considerazioni avanzate dal Generale (seria e verificata informazione/rischi della propaganda, profughi/problema sanitario, sanzioni/incidenza sull’economia del nostro Paese, ritorno al carbone/problemi ambientali, UE possibile teatro di guerra/necessità di una politica europea equidistante).

Di nuovo: come andrà a finire? Per Antonio Pennino “molto dipende dall’orgoglio e dall’emotività dei personaggi al potere nei due Paesi che stanno tirando troppo la corda; molto dipende da quali condizioni saranno disposti ad accettare per non perdere la faccia”. Per quanto riguarda Putin il Nostro ha auspicato “un passaggio interno (leggi colpo di stato) il più possibile indolore che non porti la Russia allo sfascio, se si destabilizzasse, sarebbe dannoso: la Federazione Russa come la Serbia vanno viste nell’ottica di difesa dell’UE dalla pressione islamica da Sud”. Per concludere: ultimo ma non ultimo da parte di tutti i presenti alla serata – Marina Mignone di RC Magenta e Marco La Viola di RC Saronno in testa – un pensiero è stato rivolto a tutte le vittime di questo orrore. Poteva essere evitato? Diplomazia e pace … ‘vo cercando’.

Franca Galeazzi

 

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

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