I sindacati sono sul piede di guerra. Non hanno digerito affatto la rimodulazione delle aliquote ridotte da cinque a quattro, in quanto, a loro dire, non genererà abbastanza risparmi alle fasce con redditi bassi. In base ai loro calcoli ci sarà un risparmio di circa 320 euro all’anno per chi ha un reddito lordo di 30.000 euro e un massimo di 920 euro per chi ha un reddito lordo di più di 50 mila euro e per le altre due fasce più basse si calcola che il risparmio si attesti a circa 130 euro (redditi di 20.000 euro).
“Tanto rumore per nulla” citando una celeberrima commedia di Shakespeare.
Si ipotizzi questa situazione. Per un libero professionista oppure una ditta individuale o ancora una azienda di piccole dimensioni con un fatturato annuo di 75.000 euro risulta nella maggioranza dei casi difficile restare sul mercato in maniera competitiva e non chiudere.
Perché mai? La risposta è semplice … si ha una percezione distorta di una loro “ricchezza” ma soprattutto si confonde molto facilmente la differenza fra reddito e fatturato, senza voler fare contrapposizioni sterili fra il lavoro autonomo e quello dipendente.
Un professionista a partita IVA non solo “lascia” allo Stato più del 40% del suo reddito ma deve pagare in aggiunta spese di locazione, gestione di un ufficio (canoni, energie elettrica, riscaldamento, cancelleria, onorari necessari, strumenti informatici, pulizia) spese assicurative obbligatorie, un dipendente, oneri di formazione obbligatoria.
Ha la certezza che non avrà ferie stabilite, permessi, premi, tredicesime o quattordicesime, ogni giorno è un giorno di lavoro a prescindere. Di quell’ipotetico 75mila euro restano in tasca meno di 30 mila euro l’anno.
Un Paese ed un Sindacato che non sa riconoscere il valore di chi fa libera impresa, delle PMI e dei Professionisti contrapponendoli ai dipendenti pubblici i cui stipendi sono erogati grazie proprio alle prime categorie è un Paese destinato ad accumulare debiti, a non migliorare nel settore pubblico, a non assumere medici, insegnanti …. Si palesa probabilmente un Sindacato che non sa leggere la realtà quotidiana di un Paese Italia quando accusa proprio chi produce reddito (non fatturato) di essere una “élite”.
Riconoscere la differenza fra reddito e fatturato è solo un modo per riportare ordine su una percezione culturale e politica erronea e dovrebbe fare riflettere sulla visione miope e distorta che alcuni hanno delle numerose P.IVA e delle piccole imprese, (fonte PMI.it)
Laura Giulia D’Urso

