Lunedì 13 dicembre, ore 21, presentazione del nuovo libro di poesie dello scrittore abbiatense (con ‘radici’ lomelline) al castello Visconteo
COUER SCORBATT.
TORNANO LE VISIONI ‘IN BIEGRASSIN’
DI LUIS BALOCCH
COUER SCORBATT.
TORNANO LE VISIONI ‘IN BIEGRASSIN’
DI LUIS BALOCCH
DI LUIS BALOCCH
“C’è qualcosa di tribale e prelogico nella nuova raccolta di Luigi Balocchi, Coeur Scorbatt: una forza innata che parte dalle viscere e arriva dritta al cuore per ferire la realtà dal dentro e denunciarla, decomponendola in fonemi secchi come fosse atomo, sostanza minima. Il centro d’indagine del libro gravita in basso, sotto le acque del Ticino, salvifiche solo in parte, e si diffonde nello spazio e nel tempo come un virus che agisce destrutturando le cose e priva”.
ABBIATEGRASSO Luigi Balocchi è tornato. Anzi, è tornato Luis Balocch. Con le sue visioni, seduzioni, provocazioni in lingua dialettale. Anzi, in biegrassin.
COEUR SCORBATT- CUORE CORVO. POESIE LOMBARDE DE BIÀ, è il titolo della sua ultima indagine da cultore del biegrassin (con molti anni, ormai, di trascorsi nelle terre di Lomellina, come prosecuzione dei discorsi ‘sul’ e ‘del’ Ticino).
Poesie e versi sospesi tra modernità e contemporaneità, filtrate attraverso la lente della lingua madre.
La prefazione è di Ivan Fedeli, la casa editrice puntoacapo di Alessandria.
Il libro sarà presentato LUNEDì 13 DICEMBRE, giorno in cui si festeggia Santa Lucia, alle ore 21 nella sala consiliare del castello Visconteo di Abbiategrasso. Assieme a Balocchi ci saranno Marco Aziani e Fabrizio Tassi. Moderatore della serata Fabrizio Provera.
Come prevedono le norme in vigore, per accedere alla sala SARA’ NECESSARIO ESSERE IN POSSESSO DI GREEN PASS.
“Quella di Balocchi è un’alterità che trova manifestazione, passiamo pure la metafora facile, solo nell’ acqua melmosa e dialettale di un Ticino mai esattamente se stesso se non per le storie vissute e affondate nel fango dei non detti, degli esiliati dalla vita, di chi non regge il margine: è, questo, il battesimo laico, mai purificatore, di una lingua e di un vissuto che in Balocchi assume la valenza di una giustificazione per l’assenza dell’essere dal mondo. Trova la vita, certo, l’Autore, ma in una forma macchiata, irriverente, decomposta nel suo mostrarsi”.
