Se pensate che il nostro paese sia pervaso da un amore e una passiona smisurata per il calcio, allora non avete mai visto una partita del calcio argentino oppure non avete letto le sue storie. Il balonpié, così come chiamano il calcio a quelle latitudini in maniera colloquiale, è il motore che spinge tantissimi cuori anche a follie, purtroppo le curve argentine sono fra le più ingestibili del mondo, ma i giovani argentini hanno poche cose a cui aggrapparsi in situazioni economiche talvolta tragiche, basti pensare alla storia di uno dei più grandi di tutti i tempi come Maradona, e il calcio è lo sfogo perfetto : un gioco alla portata di tutti che porta emozioni incredibili. Queste emozioni hanno ispirato la rock band argentina Viejo Smoking che nel 2013, fece uscire il suo terzo disco dedicando completamente il lavoro, un vero e proprio concept-album, agli eroi del gioco del calcio e ai suoi narratori. Ma non quegli eroi che hanno vinto, quelli famosi e milionari, le cui leggende conosciamo tutti ma traendo ispirazioni da storie di sconfitti o dimenticati del gioco, leggende che soprattutto la tradizione orale ha permesso di farci arrivare, quelle storie che dimostrano la durezza della vita sudamericana ma che la poesia e la bellezza del calcio hanno permesso di rendere immortali.
La band è composta dal cantante, leader e chitarrista Martin Elordi, l’altra chitarra Charly Guirao, il basso di Soledad Santos, Damiàn Pergolesi alla batteria e Diego Pozzi sempre chitarra.
Il lavoro oltre che come vi ho anticipato, essere un omaggio al calcio, è anche un omaggio chiaro e doveroso agli scrittori che con la scusa di parlare o scrivere di questo gioco, hanno regalato perle letterarie immortali come Roberto Fontanarrosa e Osvaldo Soriano, due immortali geni argentini .La musica che esce dalle casse è un rock molto energico ma con sfumature della terra dove è stato concepito, il bandoneòn e quel sapore di tango avvolgono alcuni pezzi e ci fanno capire che qui oltre il calcio, il tango è l’altra cosa a cui un abitante di Buenos Aires o Rosario non possono fare a meno.
Il disco è composto da 11 bellissimi pezzi e si apre con El Arlequín, un riff tagliente e la voce quasi grunge, che ci racconta la storia di uno dei più geniali e folli calciatori argentini di sempre e cioè Omar Oreste Corbatta, eroe del Racing Club, famoso per il suo dribbling simile a quello di Garrincha, quelle gambetas che ormai oggi tutti conoscono, nacquero in quegli anni ’50 dove gli Argentini chiamavano il calcio la Nuestra, una forma d’arte tutta loro. Ma celebre anche per la sua vita sregolata che ne pregiudicarono una carriera che avrebbe potuto ma non è stata anche se per esempio fu unico a salvarsi nella disastrosa spedizione al mondiale svedese del 1958.
Escobar Zaguero Central è invece una ballata rock dedicata allo sfortunato difensore colombiano e alla sua tragica fine, una storia che commuove ancora oggi. Escobar fortissimo difensore della nazionale che stava giocando il mondiale americano del 1994, con una sua sfortunata autorete contro gli Stati Uniti padroni di casa, decise in negativo per la Colombia il match che finì 2-1 per gli States causando l’immeritata eliminazione dal mondiale. Tornato in patria venne “informato” che il suo autogol fu causa di ingenti perdite per i narcotrafficanti che avevano scommesso sulla partita e che non era al sicuro nel paese. Incurante delle minacce, venne ucciso a colpi di mitra nel parcheggio di un locale di Medellin. Il colpo di coda del potere che i narcos esercitavano sul paese e sullo sport.
Il pezzo più bello musicalmente ma anche per la storia che racconta è Un Tal Carlovich. La dedica è ovvia e cioè la storia del compianto Tomàs Carlovich detto El Trinche (morto l’8 maggio 2020 dopo aver battuto la testa sul marciapiede a causa di una rapina). La leggenda più nota forse del calcio argentino, quella di questo magnifico artista di Rosario che Maradona fece conoscere a tutto il mondo rispondendo di non essere lui il miglior giocatore argentino ma era appunto El Trinche. Uno che non amava allenarsi, non amava lasciare la sua casa, uno che avrebbe potuto giocare nella nazionale e in squadre importanti ma semplicemente non voleva farlo. Uno che quando giocava era così amato che al Gabino Sosa (stadio della sua squadra il Central Cordoba) appendevano fuori il famoso cartello Esta Noche Juega El Trinche, che voleva dire sovrapprezzo sul biglietto. Il bellissimo pezzo gli rende giustizia.
Un disco che ci riporta alla mente, con dei pezzi veramente ben scritti e prodotti, storie di calcio immortali quanto tragiche o comunque di vita dura che nel calcio avevano trovato sfogo, la storia del povero Moacir Barbosa, brasiliano che causò il Maracanazo, della fantastica ala che andava a giocare ubriaco ma che faceva vincere lo stesso El Loco Houseman.
Se amate il calcio e le storie sudamericane rese famose da Federico Buffa e Carlo Pizzigoni, e anche il rock allora è il disco per voi. Se poi siete anche appassionati lettori allora avete fatto bingo.
Buon ascolto, Claudio Trezzani!!!



