Un errore di una sola parola su un documento ufficiale ha trasformato una separazione in un divorzio, con conseguenze che si sono trascinate per anni e hanno portato addirittura a un matrimonio annullato e a una richiesta di risarcimento. È la singolare vicenda che coinvolge Vittuone, raccontata oggi da Il Giorno in un articolo firmato da Nicola Palma.
La storia comincia nell’autunno del 2003, quando un uomo residente a Vittuone, indicato nell’articolo con il nome di fantasia Carlo, sposa civilmente la prima moglie. Dopo alcuni anni il rapporto entra in crisi e il 2 febbraio 2011 arriva la sentenza di separazione.
Il provvedimento viene notificato al Comune di Vittuone il 27 marzo 2013. Ed è proprio qui che nasce il pasticcio burocratico destinato a esplodere anni dopo.
L’allora Ufficiale di Stato civile annota infatti sull’atto di matrimonio che era stato dichiarato lo “scioglimento del matrimonio”. Ma il tribunale aveva stabilito soltanto la separazione personale dei coniugi. Una differenza tutt’altro che formale, perché separazione e divorzio producono effetti giuridici completamente diversi.
Per quattro anni l’errore rimane senza conseguenze.
Poi arriva il 22 febbraio 2017, quando l’uomo decide di risposarsi con la nuova compagna. L’Ufficiale di Stato civile di Corsico, dove risiede la donna, chiede al Comune di Vittuone la copia integrale dell’atto del primo matrimonio. Il documento arriva con quella annotazione errata.
Così l’uomo si sposa nuovamente, convinto – sulla base della documentazione disponibile – di essere libero di stato. Ma il primo matrimonio, dal punto di vista giuridico, non era ancora stato sciolto.
Il risultato è paradossale: per alcuni mesi si ritrova bigamo senza averne consapevolezza.
La situazione viene scoperta soltanto nel marzo 2018, quando il Comune di Vittuone corregge l’annotazione. Dove compariva la formula “è stato dichiarato lo scioglimento del matrimonio” deve invece leggersi che era stata dichiarata la separazione personale dei coniugi.
A quel punto la coppia corre ai ripari e l’11 settembre 2019 arriva finalmente lo scioglimento degli effetti civili del primo matrimonio.
Ma nel frattempo il problema aveva già prodotto conseguenze pesanti. Il 15 marzo 2019, infatti, il tribunale aveva dichiarato nulle le seconde nozze.
La vicenda giudiziaria non finisce qui. Nel 2023 la seconda moglie e i suoi genitori chiedono al Comune di Vittuone un risarcimento per i danni provocati dalle errate annotazioni e dalle informazioni contenute negli atti dello Stato civile.
La richiesta iniziale ammontava a oltre 85mila euro. Le parti arrivano però a una transazione da 33mila euro, versati dall’amministrazione.
A quel punto il Comune decide di rivalersi sull’allora funzionaria responsabile dell’annotazione. La Corte dei Conti ha riconosciuto una colpa grave nella condotta della funzionaria, sottolineando la particolare rilevanza delle annotazioni relative allo stato civile.
I giudici, però, hanno evidenziato anche le responsabilità dell’uomo, osservando che non poteva ignorare di essere stato soltanto separato e non divorziato, e quelle della funzionaria del Comune di Corsico, che avrebbe dovuto effettuare ulteriori verifiche.
Il danno attribuito alla funzionaria è stato quindi ridotto a 21mila euro. Resta inoltre da chiarire quanto effettivamente dovrà essere pagato alla luce della nuova normativa sulla responsabilità erariale e del giudizio della Consulta.
Una storia che, come sottolinea Il Giorno, nasce da una semplice annotazione sbagliata su un registro pubblico e finisce per coinvolgere un matrimonio, un secondo matrimonio annullato, una causa per danni e migliaia di euro di risarcimento.
Un caso che dimostra quanto una parola, quando viene scritta su un documento ufficiale, possa avere conseguenze tutt’altro che banali.











