HomeSportRugby: nel boato dell’Aviva il coraggio azzurro, l’Italia a caccia dell’impresa impossibile

Rugby: nel boato dell’Aviva il coraggio azzurro, l’Italia a caccia dell’impresa impossibile

Prima le cose importanti. Nacho Brex non sarà della partita questo pomeriggio, è tornato in Argentina per motivi familiari. Un abbraccio, campione.

Quindi Quesada, già in piena emergenza infortuni come sette giorni fa, ha scelto per la difficile trasferta di Dublino Pani dal primo minuto all’estremo, con Marin spostato al dodici e Menoncello che scala anch’esso al tredici. Scelta da sposare ad occhi chiusi per tre ottime ragioni: il talento di Pani da rilanciare dopo un anno disgraziato speso più in infermeria che in campo; l’eclettismo di Marin, in grado di ricoprire almeno tre ruoli con immutata competenza; il giganteggiare a prescindere del fuoriclasse assoluto Menoncello. Che quest’oggi avrà, appunto, il supporto al centro di Leonardo (come già nella sfida al Cile degli Autumn Series), che siamo certi non farà rimpiangere l’assenza di Brex.

Il resto dell’impianto di gioco è quello che ha sconfitto la Scozia sotto il diluvio dell’Olimpico. Ioane e Lynagh all’ala, Fusco – stupendo lo scorso sabato – con Garbisi in mediana, Cannone-Lamaro-Zuliani in terza linea, Zambonin-Niccolò Cannone in seconda e, infine, Nicotera a tallonare affiancato da Ferrari e Fischetti. Prima linea, quest’ultima, che ha letteralmente malmenato gli scozzesi in mischia chiusa come non si vedeva da tempo.
Guariti ma tenuti ancora a riposo Varney e Capuozzo. Quesada, probabilmente, pensa già ai prossimi ravvicinati impegni e alla gestione a trecentosessanta gradi di un roster finalmente profondo. In panchina – quest’oggi si è scelto un 6-2 (sei avanti, due trequarti) a fronte del 5-3 scelto all’esordio – ci sono Di Bartolomeo, Spagnolo, Hasa, Ruzza, Favretto, Alessandro Garbisi, Odogwu e Odiase, con quest’ultimo al possibile esordio nel Sei Nazioni.

Italia, galvanizzata dall’eroismo difensivo mostrato al mondo del rugby a Roma, proverà ad invertire un filotto di prestazioni negative inanellate contro l’Irlanda a domicilio, dove non si vince dal 1997 e dunque mai nel Sei Nazioni. Era il 20 dicembre e quel Test Match contribuì a fortificare la candidatura italiana all’allora Cinque Nazioni in procinto di allargarsi di numero proprio agli azzurri. L’Italia di George Coste in panchina e, tra gli altri, di capitan Giovannelli, di Troncon, Dominguez e Cuttitta.

Ad attenderci al varco un’Irlanda che non sta navigando in acque serene, a causa della scoppola rimediata a Parigi contro i francesi e di uno strepitoso ciclo che volge al termine. Ma è l’Irlanda e non è lecito attendersi mai troppe concessioni. Italia che ha, però, tutte le carte in regola almeno per provare a restare francobollata all’avversario, per poi cercare di insinuare qualche dubbio nella mente degli irlandesi allo scoccare dell’ultimo quarto di match, quando la girandola dei cambi tra gli avanti potrebbe dare ai ragazzi di Quesada la chance di pigiare forte sull’acceleratore.

Difficile. Tuttavia, la statura certificata dell’Italia impone di affrontare questa Irlanda con il rispetto dovuto ma assai meno paura. Insomma, lo struggente e meraviglioso “Ireland’s Call” intonato dalla bolgia dell’Aviva Stadium non ci farà tremare le gambe. Due, per finire, sono gli osservati speciali tra i verdi. Uno e Dan Sheehan, l’avanti che segna più mete in assoluto nel Sei Nazioni (cinque contro l’Italia nelle sole ultime due sfide). L’altro è Jamie Osborne, apertura che contro la Francia si è distinta nonostante la marea esondante dei Blues.

Per rimanere in linea di galleggiamento servirà placcare, tanto e bene. Cannone lo sa e, come biglietto da visita, si porta a Dublino il tabellino della passata settimana fatto di ventisei placcaggi efficaci. Ventisei. Calcio d’inizio previsto per le ore 15 di un pomeriggio che ci vede ovviamente sfavoriti – i bookmakers pagano dieci volte di più la vittoria azzurra – ma che Quesada e i suoi ragazzi proveranno a trasformare in gloria.

È vero che nel rugby non ci si possa inventare davvero nulla ma lo è altrettanto che a vincere non sia necessariamente il più forte, bensì chi ha in corpo e nella mente la determinazione più feroce. Buon rugby a tutti.

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