HomeCultura e Tempo LiberoRai Storia ricorda il grande Giorgio Gaber

Rai Storia ricorda il grande Giorgio Gaber

Un canta autore o un canta-attore, un intellettuale “collettivo”, un anticonformista. Oppure, l'”Adorno del Giambellino” secondo il critico Enzo Golino, o il “Filosofo ignorante” secondo se stesso, con ironia. La realta’ e’ che Giorgio Gaber sfugge a qualunque definizione. Nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il 1 gennaio 2003, lo speciale di Rai Cultura “Giorgio Gaber” – in onda mercoledi’ 1 gennaio alle 12.00 su Rai Storia per “Italiani” – racconta le storie del signor G. attraverso tre generazioni. Quella di Giorgio Casellato, suo arrangiatore e organizzatore e Ombretta Colli, l’amore di una vita; quella della figlia Dalia Gaberscik e quella del nipote Lorenzo Luporini, 22 anni. A questi si aggiungono i contributi di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber, di Paolo Rossi e di Walter Veltroni.

Gaber si forma con il jazz, suona il rock’n’roll quando pochi in Italia lo fanno e, all’apice della popolarita’ e del successo televisivo, molla tutto e si dedica al teatro, anzi crea un genere nuovo: il Teatro-canzone, ispirato ai re’cital francesi, a quel Brel che tanto ammirava. L’anno di svolta e’ il 1970: in tourne’e con Mina, viene visto sul palco da Paolo Grassi e Giorgio Strehler che gli propongono di scrivere uno spettacolo tutto suo per il Piccolo di Milano. “Il Signor G” debutta al Teatro San Rocco di Seregno il 28 ottobre 1970 e dal gennaio del 1971 e’ al Piccolo Teatro di via Rovelli di Milano. C’e’ una presenza che lo accompagna senza mai mostrarsi, un pittore e poeta di Viareggio conosciuto in un bar milanese alla fine degli anni 50. E’ Sandro Luporini. Con lui nasce un’amicizia profonda e un sodalizio artistico totale. Sandro e’ l’altra meta’ di Gaber, da “Barbera e champagne” a “Io se fossi dio”.

Gaber negli anni ’70 conquista il pubblico, soprattutto giovane, teatro per teatro. I ragazzi – quelli del Movimento – vanno ai suoi spettacoli per vedere “che cosa ha da dirci oggi”. L’idillio finisce col decennio. Con “Polli d’allevamento” il pubblico fischia in sala, Gaber e’ contestato, troppo scomodo anche per i contestatori. Una pausa di riflessione e si ricomincia nel 1981 con “Anni affollati”. Gaber si dedica al teatro solo di prosa: per un’unica stagione (82/83) con Mariangela Melato ne “La storia di Alessandro e Maria”, con “Parlami d’amore Mariu'” (87/88), dove la presenza delle canzoni si fa scarna, con “Il Grigio”, monologo in due atti del 1988-89. Infine, con un’intensa attivita’ teatrale che va dalla scrittura di testi per Ombretta Colli alla messa in scena di “Aspettando Godot” insieme agli amici Enzo Jannacci e a Paolo Rossi, fino alla direzione artistica nel 1989 del Teatro Goldoni a Venezia. L’ultima sua apparizione e’ nel programma di Adriano Celentano del 2001: insieme a Dario Fo, Jannacci, Antonio Albanese e lo stesso Celentano, i 5 cantano “Ho visto un re”. E’ stanco, affaticato dalla malattia, canta da seduto. Ma vuole cantare.

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