Il “compimento dell’atto repentino e insidioso” a prescindere “dalla reazione, integra di per sé l’elemento della violenza sessuale”. Violenza della quale
l’imputato “è colpevole. Sembra semplice, oggi. Peccato siano
stati necessari tre giudizi di merito ed uno di Cassazione, con
oltre 6 anni e mezzo di battaglie giudiziarie, per accertarlo”.
E’ il commento dell’avvocato Gionata Bonuccelli, legale di parte
civile della ex hostess vittima di abusi nel 2018, in relazione
alle motivazioni della sentenza dell’appello bis sul noto caso
dei “30 secondi”, per il quale è stato condannato un ex
sindacalista.
Il 10 luglio dopo il verdetto, spiega il legale, “avevo
parlato di sentenza spartiacque. Oggi posso affermare con
convinzione che lo sia in modo inequivoco”. Le motivazioni,
infatti, sanciscono “una volta per tutte, se mai ce ne fosse
stato bisogno, come ‘i ricordi esatti di quanto vissuto'” dalla
vittima “siano indelebilmente e precisamente incisi nella sua
mente”. E la sua credibilità è confermata “da innumerevoli
deposizioni”.
Basandosi sulla precedente sentenza della Cassazione, la
Corte milanese, spiega ancora l’avvocato, ha evidenziato “i
macroscopici errori nei quali sono incorse due Corti
Territoriali con interpretazioni francamente errate in modo
grossolano” e “cioè che in materia di violenza sessuale il
dissenso è presunto, dovendo l’autore dell’atto sessuale
accertarsi della sussistenza di un consenso libero, attuale,
specifico e perdurante”. E che prescinde la “violenza sessuale
dal tempo di contatto, e cioè i famosi trenta secondi che tanto
hanno fatto discutere e, consentiteci oggi di affermare,
indignare”.













