HomeCronacaMagenta: Giuseppe 'Jose' Colombo, una vita dedicata alla musica melodica

Magenta: Giuseppe ‘Jose’ Colombo, una vita dedicata alla musica melodica

Lui si definisce l’ultimo cantante melodico rimasto a Magenta e, forse, in tutto il territorio. E’ Giuseppe Colombo, in arte Jose, 84 anni. Una vita dedicata alla grande passione per la musica, ma quella melodica s’intende. Al punto da avere raccolto cimeli e ricordi di anni trascorsi in giro per l’Italia e per il mondo. Così tanti da poterne fare un museo. “Nel 1959, quando il generale De Gaulle, presidente della Francia, arrivò a Magenta in occasione del centenario della Battaglia – ricorda – suonammo per lui. Un piccolo concerto all’esterno del cortile delle scuole in via IV Giugno. Fu un’esperienza bellissima”.

Anni importanti, quando Colombo era di casa in Romagna, la terra che più ha amato. E partecipava a tutte le serate di gala, quelle che imponevano di vestirsi in maniera impeccabile e ti trovavi accanto il personaggio che contava. “Nel mese di settembre del 1959 – continua – partecipammo ad un provino per la Rai in corso Sempione. Ed entrammo in un balletto di un programma di Mike Bongiorno, non ricordo quale. Ma fu bellissimo per tutti noi”. I ricordi continuano. Gli anni ‘60 furono i più belli. Ma poi c’è stata anche l’esperienza a Cuba. “Altro periodo fantastico – aggiunge – mi diedero anche i sigari. Quelli che fumava il Che. Il tabacco che davano ai turisti non era lo stesso di quello che diedero a me. Quello fu il vero tabacco del Che”. E poi le grandi amicizie, a cominciare da quella con Nilla Pizzi. E molte altre. La passione per la melodia non ha mai lasciato Jose Colombo. In casa conserva due reliquie (oltre al tabacco del Che). Due chitarre, una di 80 anni e l’altra di 130. Strumenti che fanno parte della storia.

“Una volta entrai in un ristorante – commenta – si festeggiavano due persone anziane. Lui 90 anni e lei 85. Chiesi come mai non ci fosse la musica e mi dissero che erano anziani e non serviva. Guardai perplesso. Presi la chitarra che porto sempre con me e mi misi sotto a suonare. Non finirono più di ringraziarmi”.

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