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Lombardia terza potenza economica d’Europa con 505 miliardi di Pil

La Lombardia sale sul podio delle economie regionali più forti d’Europa. Con un Pil di 505 miliardi di euro, la regione è terza nella classifica dei grandi centri economici continentali, alle spalle soltanto dell’Île-de-France, che raggiunge gli 866 miliardi, e della Greater London, ferma a 713. Un risultato che conferma il peso della Lombardia nel panorama europeo e che assume un significato particolare se letto attraverso la realtà delle sue imprese e dei suoi territori.

La graduatoria, pubblicata da Visual Capitalist, mette al quarto posto l’Alta Baviera, con 365 miliardi, e al quinto l’area Eastern and Midland irlandese, che comprende Dublino, a quota 330 miliardi. Nelle prime venti posizioni entrano anche tre altre regioni italiane: il Lazio al dodicesimo posto, il Veneto al diciannovesimo e l’Emilia-Romagna al ventesimo.

Per Attilio Fontana, presidente di Palazzo Lombardia, si tratta di “un risultato che racconta la forza delle nostre imprese, dei nostri territori e di un sistema produttivo capace di innovare, investire e competere anche nei momenti più difficili. Una rete tenace fatta sia di grandi imprese che di piccole e medie realtà dal valore inestimabile. Sostengo con forza l’autonomia differenziata e la creazione e la sperimentazione delle Zone di Innovazione e Sviluppo per il territorio lombardo: strumenti indispensabili per valorizzare le vocazioni dei territori, sostenere le imprese e favorire nuovi investimenti e lavoro qualificato”.

Il dato lombardo vale ancora di più considerando la struttura dell’economia regionale. La rete produttiva è infatti composta in larga parte da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che continuano a rappresentare la spina dorsale del sistema manifatturiero. È qui che, secondo Luciana Ciceri, presidente di Api, si trova una parte decisiva della spiegazione del risultato. Le aziende lombarde hanno saputo adattarsi, innovare e investire anche nei momenti più difficili, puntando sulla transizione digitale e sostenibile, sulla produttività e sull’apertura verso nuove filiere e mercati. Ma la fotografia restituisce anche le difficoltà. Per rafforzare la competitività delle Pmi, Ciceri indica la necessità di una politica industriale di medio-lungo periodo, di una minore pressione fiscale, di costi energetici più sostenibili, di credito meno caro e di una maggiore disponibilità di personale qualificato.

Un modello che, per l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, affonda le radici direttamente nelle comunità lombarde. Il lavoro e il fare impresa, sottolinea, sono parte integrante dei territori e contribuiscono a creare ecosistemi nei quali ricerca, formazione, filiere e servizi sostengono le aziende.
Ed è proprio guardando ai territori che la Regione immagina la prossima fase. Il progetto delle Zone di innovazione e sviluppo punta a valorizzare le vocazioni locali: Bergamo per la meccatronica, la Bassa Lombardia per l’agroindustria, MILANO per l’intelligenza artificiale, Alta Brianza e Lecchese per l’industria biomeccanica.
I limiti strutturali

Il terzo posto europeo arriva dunque con qualche limite strutturale, a partire da condizioni fiscali e iter autorizzativi meno favorevoli rispetto ad altri territori europei. Ma, osserva Guidesi, la Lombardia non può essere confrontata direttamente con Parigi e Londra, che beneficiano dell’attrattività delle due grandi capitali. Per questo il risultato assume un valore ancora maggiore: è la fotografia di un’economia che, nonostante le difficoltà internazionali, continua a crescere grazie alla capacità produttiva diffusa nei suoi territori.

La sfida ora guarda al 2030-2050: trasformare questa forza in una strategia di lungo periodo, mettendo ciascun territorio nelle condizioni di valorizzare fino in fondo la propria vocazione economica.

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