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Israele al voto, è sfida tra Netanyahu ed Eisenkot

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TEL AVIV (ISRAELE) (ITALPRESS) – Israele torna domani, 27 ottobre, alle urne per le prime elezioni politiche dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e le operazioni militari avviate in Libano e contro l’Iran. Al centro del voto, che coinvolgerà oltre 7,3 milioni di elettori e 36 partiti, il futuro politico del premier in carica Benjamin Netanyahu, il più longevo nella storia del Paese. La consultazione rappresenta anche un giudizio sulla gestione delle falle nella sicurezza precedenti all’attacco del 7 ottobre, sulle conseguenze dei conflitti e sull’indirizzo politico impresso al Paese dal governo uscente, sostenuto da partiti di estrema destra e ultraortodossi. Il principale sfidante di Netanyahu è l’ex capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) Gadi Eisenkot, leader della nuova formazione centrista Yashar. Secondo la media degli ultimi sondaggi condotti da Channel 11, Channel 12 e Channel 13, Yashar otterrebbe 22,3 seggi contro i 20 del Likud di Netanyahu. Nessuno dei due schieramenti appare tuttavia in grado di conquistare autonomamente la maggioranza parlamentare, con 54 seggi per l’opposizione, 50 per l’attuale maggioranza. La coalizione di due partiti arabi Joint List avrebbe, secondo la media dei sondaggi, 9 seggi, mentre il partito arabo islamista di Mansour Abbas 5,7 seggi. L’eventuale appoggio esterno all’opposizione dei candidati arabi vincitori potrebbe quindi rappresentare l’ago della bilancia per garantire all’opposizione la maggioranza di 61 seggi in parlamento.

Sicurezza nazionale, responsabilità politiche per il 7 ottobre, costo della vita e servizio militare obbligatorio per gli ultraortosossi sono i principali temi delle elezioni di domani in Israele, dove le urne apriranno alle 07:00 per chiudersi alle 22:00 (le 21 in Italia). Secondo un sondaggio di Channel 12, il 21% degli elettori considera economia e carovita la priorità principale, seguito dalla questione della leva per gli ultraortodossi (17%), dalle responsabilità per il 7 ottobre (14%) e dalla guerra con l’Iran (10%). Il tema del servizio militare divide profondamente il Paese: mentre l’esercito denuncia una carenza di oltre 12mila uomini, i partiti ultraortodossi alleati di Netanyahu difendono le esenzioni dalla leva per motivi religiosi. Le opposizioni chiedono invece un servizio universale. Sul voto pesa anche il bilancio dell’attacco di Hamas del 2023, nel quale furono uccise oltre 1.200 persone e 251 furono prese in ostaggio. Netanyahu ha respinto le richieste di assumersi una responsabilità personale e di istituire una commissione statale d’inchiesta. Determinante potrebbe risultare inoltre l’affluenza degli elettori arabo-israeliani, pari a circa il 20% della popolazione: nel 2022 si fermò al 53,2%, contro una partecipazione nazionale totale del 70,6%, mentre questa volta il voto degli arabo-israeliani potrebbe superare il 60%.

Il risultato delle elezioni israeliane di domani potrebbe non essere sufficiente a garantire la formazione di un nuovo governo. I sondaggi attribuiscono al blocco di Netanyahu, composto da Likud, due formazioni di estrema destra – Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir e Sionismo religioso di Bezalel Smotrich – e due partiti ultraortodossi – Shas di Aryeh Deri e Utj di Isaac Goldknof -, una media di 50 seggi, al di sotto dei 61 necessari per una maggioranza alla Knesset, il Parlamento di 120 membri. Anche il fronte delle opposizioni, guidato da Eisenkot composto da formazioni di destra – Yisrael Beiteinu di Avigdor Liberman (8 seggi in media) e Together di Naftali Bennett e Yair Lapid (14,3 seggi) -, centro – Yashar – e sinistra – I Democratici di Yair Golan (9,3 seggi in media) -, tutti accomunati dall’idea di mandare a casa Netanyahu, appare lontano da una maggioranza autonoma. Decisivo sarà il superamento della soglia di sbarramento del 3,25% da parte dei partiti minori e l’eventuale sostegno delle formazioni arabe. Dopo la pubblicazione dei risultati ufficiali, il 4 novembre, il presidente Isaac Herzog avrà sette giorni – fino all’11 novembre – per affidare l’incarico di formare il governo sulla base delle raccomandazioni dei capi dei partiti. Il candidato disporrà di 28 giorni, prorogabili di altri 14, per formare il governo. In caso di fallimento, potranno essere avviati ulteriori tentativi di formazione dell’esecutivo. Se nessuno riuscirà a ottenere la fiducia della Knesset, il Paese potrebbe tornare alle urne entro 90 giorni, aprendo una nuova fase di instabilità politica.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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