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Imprenditoria femminile, tra crescita e ostacoli: dove guidano le donne e quali settori restano da conquistare

La trasformazione economica in Europa passa soprattutto per la crescita dell’imprenditoria femminile. Negli ultimi anni il numero di aziende guidate da donne è cresciuto in molti comparti, contribuendo all’innovazione, alla sostenibilità e alla digitalizzazione del tessuto produttivo. Ma non basta: il divario con l’imprenditoria maschile rimane significativo, soprattutto nei settori ad alta intensità tecnologica e in alcuni mercati tradizionalmente caratterizzati da una forte presenza maschile.

Segnali incoraggianti arrivano dall’Italia: secondo i dati contenuti nel nuovo Rapporto “L’Imprenditoria Femminile in Italia”, oltre un’impresa su cinque è guidata da una donna, una quota sostanzialmente stabile negli ultimi anni, nonostante un lieve calo rispetto al 2023. Sono 1,3 milioni le imprese guidate da donne in Italia, il 22% del totale. I settori a maggiore vocazione femminile sono quelli dei servizi, del commercio, del turismo, della ristorazione e dell’agricoltura, ma cresce anche il loro peso in ambiti come consulenza, innovazione digitale, economia circolare e welfare.

Tendenza simile si registra anche a livello europeo: paesi come Svezia, Finlandia, Francia e Paesi Bassi hanno rafforzato negli ultimi anni le politiche di sostegno alle startup fondate da donne, favorendo l’accesso ai finanziamenti e ai programmi di accelerazione e aumentando la presenza femminile nelle imprese tecnologiche, nell’intelligenza artificiale, nelle biotecnologie e nelle aziende orientate alla transizione ecologica, settori che fino a pochi anni fa risultavano quasi esclusivamente appannaggio degli uomini.

Uno degli ambiti in cui il percorso verso una maggiore parità appare ancora più complesso è quello del gioco pubblico. I dati contenuti nel rapporto Legislazione e politiche di genere della Camera dei deputati, pubblicati da Giochidislots.com, mostrano come la presenza femminile nell’imprenditoria del gioco rimanga sostanzialmente stabile ma inferiore rispetto alla media dell’economia italiana: nel 2025 le imprese del comparto giochi e scommesse erano 8.325, di cui 1.793 riconducibili a imprenditrici, pari a circa il 21,5% del totale. L’anno precedente le imprese femminili erano 1.797: una lieve diminuzione che si è verificata mentre il numero complessivo delle aziende del settore è cresciuto.

Se si mettono a confronto il comparto del gioco e l’intero sistema imprenditoriale la differenza che emerge è contenuta ma allo stesso tempo significativa. Se nel complesso dell’economia italiana le imprese femminili rappresentano poco più del 22% del totale, nel gioco pubblico la quota risulta leggermente inferiore. Si tratta di uno scarto ridotto, ma sufficiente a confermare come il settore continui a essere caratterizzato da una partecipazione femminile meno diffusa rispetto ad altri comparti produttivi. Certo, non mancano esempi di donne che hanno raggiunto posizioni di primo piano: c’è Denise Coates, co-fondatrice di Bet365, negli Stati Uniti Alice Hilton è considerata una delle figure più influenti nella gestione dei grandi casinò di Las Vegas, mentre Amy Greene si è affermata nella consulenza strategica per le imprese del settore. In Italia i nomi forti sono quelli di Chiara Terrabusi, che guida Romagna Giochi come amministratrice delegata, ed Elisabetta Gregni di Novomatic Italia.

Nomi ed esperienze che dimostrano come la leadership femminile sia presente anche nei comparti più complessi e regolamentati. Perché l’evoluzione dell’imprenditoria femminile in Europa, come in Italia, passa anche da qui: dalla capacità di superare le barriere nei settori dove la presenza delle donne resta ancora una sfida aperta. Sfidando tabù e stereotipi, appunto, che bloccano lo sviluppo di tutta la società.

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