Da diverso tempo si rincorrono notizie che possono fare pensare che lo spettro della guerra arrivi a toccare direttamente anche il cuore dell’Europa e l’Italia. In questo momento storico lei è preoccupato per questo?
Mi preoccupa intanto la situazione globale; sentendo le notizie si ha sempre la sensazione che le cose siano distanti, ma la guerra ha già bussato alle porte dell’Europa: l’Ucraina confina con la Romania e la Romania è Europa. Quindi siamo veramente a un passo: la mia preoccupazione è sicuramente molta.
Ha raccolto opinioni del genere anche tra i cittadini?
Sì, il sindaco parla con tutti e si parla di qualsiasi cosa, comprese le tematiche di attualità.
Questo è un tema meno frequente di altri perché le questioni della vita quotidiana hanno il sopravvento.
In questo momento quindi la preoccupazione per la guerra rimane sullo sfondo, ma c’è.
In relazione a questo, ha pensato di programmare qualche iniziativa per andare incontro a queste preoccupazioni?
Al momento no. A livello culturale ci siamo mossi per fare serate su tematiche particolari, l’anno scorso sulla salute. Per l’anno prossimo si può pensare di toccare tematiche di attualità, che possano riguardare l’attuale situazione geopolitica.
Secondo lei per le nuove nuovi generazioni c’è un problema di memoria e di consapevolezza di quello che è la guerra, dato che non l’hanno mai vista (per fortuna)?
Sì, non l’hanno mai vista, ma io spero che abbiano la forza e la volontà di studiare cos’è accaduto, di capire fino in fondo, e di impegnarsi nel proprio piccolo perché ciò che è stato non accada mai più.
Non voglio pensare che un popolo non capisca fino a che non subisce davvero le conseguenze negative di un evento!
Lavorare con i giovani su questo punto potrebbe essere uno dei filoni su cui investire per iniziative culturali future …
Sì, certo. Accetto il suggerimento.
È facile dire di essere per la pace, poi le difficoltà nascono quando ci sono i casi concreti, no? Ad esempio, che fare in caso di invasione?
Una volta si parlava di diplomazia … Oggi sembra pressoché scomparsa nelle dinamiche fra i vari Stati, sostituita dalla prevaricazione, dalla legge del più forte: “Sono una potenza economica e quindi comando io!”. E questo preoccupa.
Mi preoccupa però anche una parte dell’opinione pubblica che dice che uno Stato che subisce un’invasione debba stare zitto, come dire “L’hai subita, adesso ti arrangi”. Non funziona proprio così, se vogliamo essere Stati democratici …
Mi sembra che la sua posizione sia quella dell’articolo 11 della Costituzione, che afferma il ripudio della guerra, consentendo l’intervento armato solo per necessità di difesa.
Io apprezzo molto la nostra Costituzione. Quando la consegno ai neomaggiorenni dico sempre che certamente non va letta tutti i giorni, ma che non deve essere neanche un soprammobile. Quando si ha voglia e tempo sfogliandola, anche a caso, si possono ricavare spunti importanti per migliorare sé stessi e la società. Se poi si legge l’articolo 11, ancora meglio.
Oggi autorevoli uomini di governo mettono un po’ in discussione l’utilità dell’ordinamento internazionale. È d’accordo?
No. È fondamentale proseguire sulla linea del Diritto internazionale.
Sicuramente le attuali istituzioni stanno mostrando incapacità di reagire agli eventi, questo sì: si pensi alle condanne della Corte penale dell’Aia a capi di Stato che continuano tranquillamente a governare.
Ma non si tratta per questo di abolirle, piuttosto di lavorare a un loro potenziamento.
Sarebbe utile anche un potenziamento dell’Europa, nella direzione di trovare il modo per esprimere posizioni unitarie, non come insieme di Stati ciascuno dei quali pensa alle proprie esigenze e ai propri interessi.
Forse in Europa andrebbe cambiata qualche regola di funzionamento, ad esempio quella dell’assumere decisioni all’unanimità …
Un po’ lo stesso problema che ha l’Onu, perché il suo Statuto prevede all’art. 42 che il Consiglio di sicurezza in caso di eventi che minano la pace possa organizzare un intervento militare, non a favore dell’una o dell’altra parte, ma per impedire che si attui la devastazione della guerra. Ma questo non accade perché ci sono 5 membri permanenti che hanno il diritto di veto: ma che paesi democratici siamo se ci sono membri “più uguali degli altri”? Per cui forse anche lì servirebbe una revisione delle regole, no?
Seguendo il suo discorso, sono assolutamente d’accordo. Siamo rimasti ancorati al mondo di ottant’anni fa. Anche dietro alle decisioni dei membri del Consiglio di sicurezza ci sono interessi economici, più che del filantropismo.
Torniamo all’ipotesi che ci sia una guerra in Italia, ovviamente sperando che questo non accada. Attualmente la Leva militare obbligatoria è sospesa ed è stata invece abolita la legge che consentiva agli obiettori di coscienza di svolgere il loro servizio per la difesa della Nazione senza usare le armi. Lei lo ritiene giusto?
No, sicuramente. Ultimamente nelle Istituzioni l’esperienza che si è accumulata si è andata un po’ a perdere. A volte si adottano nuove norme senza vedere quali sono state le esperienze che hanno funzionato, che sono state positive, utili. E la legge sull’obiezione di coscienza è stata senz’altro utile: andrebbe ripristinata.
Entrando in Municipio ho visto che l’edificio si trova in una piazza che si chiama Piazza della pace. C’è un motivo specifico?
L’idea di dedicare questa piazza alla pace è nata intorno al 2000, quando la piazza, che è in pratica l’unica in tutto il paese, è stata progettata. Tra l’altro da qui, ogni 1° gennaio – Giornata mondiale della Pace per la Chiesa Cattolica, parte la marcia della pace, che termina poi alla Canonica unendo aspetti religiose e istituzionali: un momento semplice, ma carico di significato a livello simbolico.
Come amministrazione diamo molta importanza alle Giornate mondiali: ad esempio abbiamo posizionato tre panchine sul territorio in occasione delle giornate contro la violenza sulle donne, dei diritti dell’infanzia e per la prevenzione del tumore al seno.
Certo una panchina è solo un simbolo, ma quando un genitore viene a prendere i figli a scuola, quando qualcuno viene in Comune per una pratica, la panchina gli ricorda l’importanza di tutto il messaggio che c’è dietro.
E anche il nome “Piazza della pace” vuole essere un invito a tenere presente l’importanza di questo valore.
Mi ha fatto venire in mente un’iniziativa di cui ho parlato con il sindaco di Arluno, dove l’amministrazione ha realizzato una Rotonda per la pace (https://www.rotondeperlapace.it/arluno/), allestita sulla strada che passa tra Vittuone e Arluno, non so se le capita di passare …
Sì, sì, l’ho vista: c’è una specie di recinzione con i colori della Pace.È un bel modo anche quello per fare almeno un remind sul tema, agli automobilisti che passano.
Allora ci dobbiamo aspettare una Rotonda per la Pace anche a Bernate?
Eh … Ne abbiamo solo una (le altre sono di Città Metropolitana), ma una ce l’abbiamo.
A cura di Sergio Colombo













