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Gli 80 anni di Edoardo Bennato, il ribelle del rock che sfidò tutti

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MILANO (ITALPRESS) – Alla Rai dissero che quella voce era “sgraziata e sgradevole”. Pochi anni dopo avrebbe riempito gli stadi e cambiato il modo di fare rock in Italia. Il 23 luglio Edoardo Bennato compie 80 anni, oltre cinquanta trascorsi tra chitarre, armonica a bocca, kazoo, favole riscritte e canzoni usate per mettere in discussione il pensiero comune e le verità di comodo.

Un traguardo che arriva mentre è in giro per l’Italia con “Quando sarò grande”, tour che prende il titolo da uno dei brani simbolo di “Burattino senza fili”, brano che racconta la difficoltà di crescere senza piegarsi alle regole del mondo adulto. Un mondo che stava per bocciarlo, come ha ricordato spesso il cantautore.

Quella voce, invece, sarebbe diventata una delle più riconoscibili della musica italiana. Nato a Napoli e cresciuto a Bagnoli, Edoardo Bennato comincia a suonare insieme ai fratelli Eugenio e Giorgio.

Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce a Milano per studiare Architettura e prova a entrare nel mondo discografico facendo gavetta tra piccoli locali, provini e viaggi a Londra, dove costruisce il suo modello di “uomo-orchestra” con chitarra, armonica, kazoo e tamburello a pedale con cui reggere il palco da solo. “Non farti cadere le braccia”, uscito nel 1973, non è solo il suo primo album, è una dichiarazione rock alla musica italiana che contiene “Un giorno credi”, brano mai passato di moda.

La consacrazione arriva alla fine degli anni Settanta con “Burattino senza fili”, album con cui rilegge la favola di Pinocchio trasformando il burattino, il gatto, la volpe e Mangiafuoco nei protagonisti di una storia sul potere, sul conformismo e sulla libertà. Si ripete all’alba degli Anni 80 con “Sono solo canzonette” (diventato nel 2006 anche un musical) con la favola di Peter Pan dove Capitan Uncino è il simbolo del potere.

In quel decennio Bennato è interprete della cultura popolare con “Viva la mamma” e “Un’estate italiana”, inno dei Mondiali di calcio Italia 90 in duetto con Gianna Nannini. Il successo non lo contamina più di tanto: due anni dopo, con lo pseudonimo Joe Sarnataro racconta in blues la sua città senza sentimentalismi.

La musica non lo allontana dalla sua passione per l’architettura: si laurea nel 1988 al Politecnico di Milano dedicando la tesi alla ristrutturazione dell’area dei Campi Flegrei e ai collegamenti urbani con Napoli. La città, le periferie, i trasporti e le trasformazioni di Bagnoli entrano nei disegni, nelle copertine e nei testi.

Così come la “Città obliqua”, progetto che immagina di sostituire con scale mobili le scalinate napoletane che finisce in una canzone dell’album “E’ anche pittore e disegnatore: nei suoi lavori ritornano i personaggi delle canzoni, Napoli, il mare e quelle città immaginate che non hanno mai trovato spazio nei piani urbanistici.

A 80 anni continua a preferire le “opere ai comizi” e i “dubbi alle certezze” e a pubblicare: il nuovo singolo, che anticipa un album in uscita a ottobre, è “Ogni settimana”. Scritto con il fratello Eugenio, è l’ennesima disamina della società contemporanea fatta con quel linguaggio rock che non ha mai smesso di graffiare.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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