HomeCronacaConclusa l'operazione 'Balia nera' contro il bracconnaggio

Conclusa l’operazione ‘Balia nera’ contro il bracconnaggio

Si è conclusa con un significativo bilancio operativo l’operazione “Balia Nera 2026”, la campagna condotta dai Carabinieri Forestali a tutela della biodiversità e contro il bracconaggio ai danni dei piccoli uccelli migratori sulle Prealpi lombardo-venete.

L’attività, coordinata dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri (CUFAA), tramite il Reparto Operativo – SOARDA del Raggruppamento Carabinieri CITES e supportata dal Gruppo Carabinieri Forestali di Brescia e dai reparti della linea territoriale, ha l’obiettivo di proteggere specie protette durante il delicato periodo di migrazione post-riproduttiva. La balia nera (Ficedula hypoleuca), un piccolo migratore che intraprende un viaggio di oltre 1.500 km dall’Europa verso l’Africa, è stata al centro dell’attività di vigilanza.

L’impegno dei militari ha portato alla denuncia di 6 persone e ingenti sequestri: 93 balie morte, 3 codirossi, 3 lui grossi, 1 picchio muratore, oltre 300 trappole tipo “Sep”, 23 trappole tipo “prodine”, 23 reti, 7 richiami acustici vietati e 69 munizioni.

Tra i risultati dell’operazione, il salvataggio di 31 uccelli. Trovati ancora vivi e accertate le buone condizioni di salute e l’assenza di anello identificativo, si è proceduto alla loro liberazione, restituendo l’avifauna protetta al suo ecosistema naturale.

I reati contestati spaziano dal furto aggravato di fauna selvatica (bene indisponibile dello Stato) all’uccellagione, dalla caccia in periodo di divieto generale al maltrattamento di animali, dall’esercizio della caccia con mezzi vietati al porto abusivo di armi. Particolare attenzione è stata rivolta al contrasto dell’uso di dispositivi che infliggono gravi sofferenze, come archetti e trappole metalliche, e di richiami acustici a funzionamento elettromagnetico.

L’Operazione Balia Nera rappresenta un modello di cooperazione istituzionale e civile, un presidio insostituibile di legalità che unisce attività investigativa, prevenzione e una capillare sensibilizzazione ambientale.

Fondamentale, anche quest’anno, è stato il contributo dei volontari di CABS, LIPU, LAC, Legambiente e WWF, che hanno affiancato i Carabinieri nel monitoraggio dei flussi migratori.

I dati raccolti evidenziano la necessità di mantenere alta la guardia: l’età media dei soggetti denunciati (circa 40 anni) conferma quanto sia cruciale proseguire non solo con il controllo del territorio e l’impiego di tecnologie avanzate, ma anche con un’intensa attività di educazione e informazione.

L’Arma dei Carabinieri rinnova così il proprio impegno a difesa del patrimonio naturale nazionale, in linea con la Strategia UE per la Biodiversità 2030, ribadendo che la protezione della fauna selvatica è un elemento essenziale della sicurezza ambientale del Paese e della missione istituzionale di servire la collettività proteggendo la vita in tutte le sue forme.

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