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Biennale Teatro 2026, Leone d’Oro alla carriera a Emma Dante

Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

ROMA (ITALPRESS) – È Emma Dante, regista italiana di teatro e d’opera, il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Teatro 2026; al ventisettenne regista greco-albanese Mario Banushi, che da subito si è imposto sulla scena europea e internazionale, va il Leone d’Argento. Lo ha stabilito il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Willem Dafoe, Direttore del settore Teatro. La cerimonia di premiazione avrà luogo nel corso del 54. Festival Internazionale del Teatro nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale. “Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo – recita la motivazione – ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.

Per quanto riguarda Banushi nella motivazione si legge: “Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma cheal contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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