La grave crisi del Gruppo BCS, storica realtà della meccanica agricola italiana con stabilimenti ad Abbiategrasso e Cusago, è tornata ieri al centro dei lavori della Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia. In gioco ci sono il futuro di oltre 400 lavoratori, le competenze industriali di un marchio storico del Made in Italy e un indotto che rappresenta una parte importante del tessuto economico del territorio.
L’audizione, convocata con urgenza dopo il fallimento dell’intesa con il Gruppo Fulchir e il successivo stallo sulle procedure di salvaguardia, è stata presieduta dal presidente della Commissione, Marcello Ventura (Fratelli d’Italia), e promossa dalla vicepresidente Silvia Scurati (Lega) insieme ai consiglieri regionali del Partito Democratico Paola Bocci, Simone Negri, Paolo Romano e Roberta Vallacchi.
Il confronto si è svolto in un momento particolarmente delicato, alla vigilia di un nuovo appuntamento che potrebbe rivelarsi determinante: venerdì 6 novembre è infatti previsto un incontro in Assolombarda, al quale guardano con grande attenzione istituzioni, organizzazioni sindacali e lavoratori. Un passaggio importante per verificare se esistano concrete prospettive di rilancio e per ottenere risposte sul futuro industriale e occupazionale del gruppo.
«BCS rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale che il territorio non può permettersi di perdere – ha sottolineato il presidente della Commissione, Marcello Ventura –. La Commissione continuerà a seguire con attenzione ogni sviluppo della vertenza, favorendo il dialogo tra tutte le parti coinvolte e sostenendo ogni percorso utile a garantire il rilancio dell’azienda, la salvaguardia delle competenze e la tutela dei lavoratori».
Durante l’audizione, i vertici aziendali hanno riferito dell’interessamento di un fondo di investimento italiano, che sarebbe anche il principale creditore della società. Una possibilità attualmente al vaglio della proprietà, ma sulla quale non sono state fornite garanzie circa il buon esito della trattativa. Quanto all’amministrazione straordinaria, l’azienda ha comunicato di aver completato i passaggi interni necessari alla predisposizione della domanda, che tuttavia non è ancora stata presentata proprio in considerazione delle interlocuzioni in corso.
Una posizione che ha suscitato la forte reazione delle organizzazioni sindacali presenti, Fiom Cgil Ticino Olona, Fim Cisl Milano e Rsu aziendali. I rappresentanti dei lavoratori hanno espresso rabbia e delusione per la mancanza di comunicazioni e trasparenza da parte della proprietà, ribadendo la necessità di procedere rapidamente con l’amministrazione straordinaria per mettere in sicurezza l’attività produttiva, tutelare i dipendenti e salvaguardare i fornitori.
I sindacati hanno inoltre manifestato scarsa fiducia in vista dell’incontro di venerdì in Assolombarda, chiedendo alle istituzioni un intervento deciso affinché la proprietà si assuma finalmente le proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori e del territorio.
Anche il Comune di Abbiategrasso ha richiamato l’urgenza di una soluzione, evidenziando soprattutto il rischio di dispersione delle professionalità presenti in azienda. Un patrimonio di competenze che rischia di andare perduto se la crisi dovesse prolungarsi ulteriormente. Durante la fiera del lavoro organizzata lo scorso 21 ottobre in collaborazione con AFOL, infatti, numerosi dipendenti BCS avevano già partecipato ai colloqui con altre realtà produttive del territorio, con diversi esiti positivi.
A conclusione dell’audizione, i funzionari regionali delle Direzioni Generali Sviluppo Economico e Istruzione, Formazione e Lavoro hanno ribadito la necessità di procedere verso l’amministrazione straordinaria. Uno strumento che, attraverso la dichiarazione dello stato di insolvenza e la nomina di un commissario, potrebbe consentire di predisporre un piano di cessione dell’azienda, liberandola dal peso dei debiti e creando condizioni più favorevoli per l’ingresso di nuovi investitori.
Ora l’attenzione si sposta dunque su Assolombarda. L’appuntamento di venerdì 6 novembre rappresenta un ulteriore banco di prova per il futuro di BCS. Il tempo stringe e il rischio, condiviso da tutte le parti istituzionali e sociali, è che una crisi finanziaria si trasformi in una perdita irreversibile di capacità produttiva, occupazione e competenze per tutto il territorio.













