I 53 chili di hashish sequestrati lo scorso giugno a NOVARA dalla Guardia di finanza, che ha arrestato un uomo, contenevano cinque differenti cannabinoidi, quattro completamente sintetici e uno semisintetico. È quanto emerge dalle
indagini coordinate dalla Procura di NOVARA guidata dalla procuratrice
capo facente funzioni Silvia Baglivo e svolte in sinergia con la
Polizia di Stato, attraverso il Gabinetto interregionale di Polizia
scientifica per il Piemonte e la Valle d’Aosta, con il supporto della
sezione Indagini sulle droghe del Servizio polizia scientifica.
Grazie a una attività chimico-forense particolarmente complessa, infatti, è
stato possibile identificare quattro sostanze appartenenti alla classe
degli ‘analoghi di struttura derivanti da indazol-3- carbossamide’ e
un cannabinoide semisintetico identificato come H4-CBD, derivato del
cannabidiolo – CBD. Tali sostanze sono ricomprese nella Tabella I del
Testo Unico sugli Stupefacenti. “Sono tuttora in corso ulteriori
approfondimenti analitici finalizzati alla predisposizione delle
previste segnalazioni di allerta a livello nazionale e
internazionale”, spiegano dalla Procura.
Particolare attenzione ha destato l’aspetto dei prodotti sequestrati.
Parte del materiale, infatti, si presentava sotto forma di panetti di
colore marrone indistinguibili dall’hashish tradizionale, mentre altri
campioni avevano consistenza gommosa o cristallina. Una circostanza,
sottolineano gli investigatori, che non consente al consumatore di
riconoscere la presenza di sostanze sintetiche, con il concreto
rischio di un’assunzione inconsapevole. Durante le indagini sono stati
trovati altri prodotti contenenti sostanze psicoattive, tra cui
sigarette elettroniche caratterizzate da concentrazioni di Thc
prossime al 90% e caramelle contenenti Thc. “I cannabinoidi sintetici
– sottolinea la Procura di NOVARA – sono sostanze prodotte
artificialmente, in grado di agire sugli stessi recettori ai quali si
lega il Thc, ma possono presentare effetti sensibilmente più intensi e
meno prevedibili rispetto alla cannabis tradizionale, con gravi
conseguenze per la salute. Particolarmente insidiosa risulta la
presenza di tali sostanze in prodotti dall’aspetto del tutto simile
alla cannabis e ai suoi derivati, circostanza che può indurre un
consumo inconsapevole e rendere più difficile l’individuazione delle
cause di eventuali effetti avversi”.













