USMIA esprime profonda delusione per il disegno di legge di Bilancio 2027, che non offre ancora risposte adeguate agli impegni assunti dal Governo in occasione del rinnovo contrattuale del Comparto Sicurezza-Difesa dello scorso 15 luglio.
Una premessa è indispensabile: USMIA esprime piena solidarietà alle donne e agli uomini delle Forze di polizia e alle loro rappresentanze sindacali. Le risorse riconosciute ai colleghi sono giuste e meritate. Non chiediamo di sottrarre loro un solo euro. La nostra critica è rivolta alle scelte politiche che continuano a produrre disparità tra amministrazioni dello stesso Stato.
COMPENSI ACCESSORI: IL GOVERNO PUBBLICHI I NUMERI
L’articolo 98 della manovra incrementa stabilmente di 90,8 milioni di euro annui i fondi per l’efficienza delle Forze di polizia. L’articolo 99 aggiunge 50 milioni nel 2027 per retribuire straordinari pregressi. Per Esercito, Marina e Aeronautica, invece, non è previsto un analogo incremento diretto del FESI.
L’articolo 92 stanzia circa 206,1 milioni annui per il 2027 e il 2028 per la valorizzazione dei servizi operativi della Difesa, ma ne rinvia la concreta destinazione a successivi interventi normativi. Per alcuni risorse già assegnate a specifici fondi, per altri benefici e modalità ancora da definire.
Il problema è anche strutturale. Da anni USMIA denuncia gli effetti potenzialmente distorsivi del criterio della cosiddetta massa salariale, utilizzato per la ripartizione delle risorse contrattuali. I continui stanziamenti retributivi extracontrattuali a favore del solo Comparto Sicurezza accentuano il divario con il personale del Comparto Difesa. Nella misura in cui tali incrementi entrano nella massa salariale di riferimento, incideranno anche sulla ripartizione delle risorse destinate ai successivi rinnovi.
In questo scenario, chi ha ricevuto maggiori risorse potrebbe essere avvantaggiato due volte, mentre chi ne ha ricevute meno rischierebbe di essere penalizzato oggi e domani. È un effetto che il Governo deve chiarire con dati verificabili, non liquidare con dichiarazioni generiche.
USMIA chiede pubblicamente al Governo di smentire queste contestazioni, se sono infondate, con i numeri. Pubblicizzi in un prospetto unico gli stanziamenti degli ultimi anni per i compensi accessori, distinti tra Forze di polizia ed Esercito, Marina e Aeronautica: somme complessive, importi medi per dipendente, risorse contrattuali ed extracontrattuali, criteri di calcolo della massa salariale ed effetti nei rinnovi. Se abbiamo torto, dimostratelo; se abbiamo ragione, correggete le disparità.
CARABINIERI AUSILIARI: NON SI INDEBOLISCA IL RECLUTAMENTO MILITARE
L’articolo 93 introduce i Carabinieri ausiliari della riserva volontaria, riconoscendo loro nel periodo di rafferma il 100% del trattamento economico previsto per il carabiniere in ferma volontaria. Una misura che rispettiamo, ma che rende ancora più evidente la necessità di rivedere le condizioni economiche dei Volontari in Ferma Iniziale delle Forze Armate, per i quali USMIA chiede da anni maggiore equità.
La riserva fino al 30% dei posti nei concorsi dell’Arma per i nuovi ausiliari, ricavata nell’ambito delle quote già riservate dalla normativa, rischia inoltre di restringere le opportunità professionali dei volontari delle Forze Armate. L’articolo 96 prevede risorse per la futura istituzione di figure ausiliarie anche nelle altre Forze di polizia, mediante successivi provvedimenti.
Il risultato potrebbe essere una concorrenza squilibrata nel mercato del lavoro pubblico, capace di rendere progressivamente meno attrattivo l’arruolamento nelle Forze Armate. Perché un giovane dovrebbe scegliere condizioni economiche meno favorevoli e prospettive professionali più incerte, se lo stesso Stato offre alternative più vantaggiose?
Ricordiamo al signor Ministro della Difesa che per far funzionare carri armati, navi e aerei non bastano miliardi di investimenti: servono donne e uomini preparati, motivati e adeguatamente retribuiti. Senza personale non esiste uno strumento militare credibile.
PREVIDENZA DEDICATA E CASERME: ALLE PAROLE SEGUANO I FATTI
Dopo gli impegni di luglio, sulla previdenza dedicata il confronto istituzionale è stato avviato, ma nella manovra non emergono nuovi stanziamenti specifici per un intervento strutturale. Anche la promessa di valorizzare il FESI non trova un finanziamento diretto analogo a quello assegnato ai fondi delle Forze di polizia.
L’articolo 94 finanzia costruzione di caserme: è positivo, ma non sostituisce un piano organico di manutenzione delle molte strutture esistenti che hanno bisogno di interventi urgenti. Non bastano nuove infrastrutture se quelle in uso continuano a deteriorarsi.
Le Forze Armate, intanto quotidianamente, garantiscono la Difesa esterna tramite le missioni internazionali, la difesa Cyber, dello spazio e dei confini nazionali aerei e marittimi, assicurano un contributo essenziale alla sicurezza della collettività, concorrendo al soccorso e all’assistenza della popolazione nelle pubbliche calamità, al supporto sanitario e logistico, al ripristino delle infrastrutture e alla bonifica da ordigni esplosivi e residuati bellici etc., attraverso l’impiego di personale e mezzi specialistici.
L’articolo 100 prolunga fino a marzo 2027 l’impiego di un contingente aggiuntivo di 500 militari a Milano. Quando lo Stato chiama, le Forze Armate rispondono. Quando si distribuiscono le risorse, non possono diventare invisibili.
MINISTRO CROSETTO, SERVONO RISORSE ADEGUATE PER IL PERSONALE DELLA DIFESA
USMIA chiede al Ministro della Difesa un intervento deciso, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, affinché la legge di bilancio riconosca adeguatamente le esigenze economiche e previdenziali del personale di Esercito, Marina e Aeronautica. Occorrono risorse concrete per correggere gli squilibri retributivi e valorizzare la specificità militare, secondo criteri di equità e nel rispetto delle peculiarità dei diversi Comparti.
USMIA HA FIRMATO FIDANDOSI DEL GOVERNO
Il 15 luglio 2026 USMIA Esercito ha sottoscritto il rinnovo contrattuale 2025-2027, pur conoscendone i limiti economici, confidando negli impegni politici assunti dal Governo. Non è stata una firma in bianco, ma una scelta di responsabilità istituzionale fondata sulla fiducia nella parola data.
Ora chiediamo che quella fiducia trovi riscontro in stanziamenti e risultati concreti. USMIA non confonde la responsabilità con la rassegnazione, né il rispetto delle istituzioni con il silenzio.
Se dovessimo constatare di avere sbagliato a fidarci, ne trarremo tutte le conseguenze sindacali, promuovendo battaglie ferme e determinate, con tutti gli strumenti consentiti dalla legge, a tutela dei diritti, della dignità e del futuro professionale delle donne e degli uomini con le stellette.
USMIA attende la convocazione delle APCSM a Palazzo Chigi sulla legge di bilancio. È il momento di tradurre il riconoscimento della specificità militare in risorse certe e misure concrete per il personale.













