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Magenta. “I ‘terroristi’ fanno domande (lecite) e il Vicesindaco dà lezioni”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Abbiamo ascoltato con attenzione l’intervista del Vicesindaco. Un’intervista senza contraddittorio, nella quale ha potuto definire il nostro comitato impreciso, disinformato e persino allarmista, senza che nessuno potesse rivolgergli domande scomode o chiedergli conto delle sue affermazioni.

Comodo, no? La telecamera davanti, nessuno che interrompe e la possibilità di spiegare ai cittadini chi ha capito tutto e chi, invece, non avrebbe capito niente.

Partiamo dal “fantomatico” comitato. No, Vicesindaco, non siamo una setta segreta. Non ci riuniamo in un bunker sotterraneo e non serve una password per entrare alle riunioni. Siamo persone che lavorano, hanno famiglia e impegni, ma dedicano parte del proprio tempo a informarsi, approfondire e informare gli altri cittadini. In altre parole, facciamo quello che dovrebbe fare ogni amministrazione pubblica: garantire informazione, trasparenza e la possibilità di capire ciò che accade sul territorio.

Arriviamo alla questione. Il Vicesindaco definisce alcune nostre preoccupazioni “al limite del terrorismo”. Noi preferiamo fare una cosa molto meno scenografica: mettere in fila i dati e chiedere spiegazioni.

I numeri. Secondo il portale Terna (https://dati.terna.it/econnextion, sezione utenti di consumo), a Magenta risultano tre richieste di allacciamento con destinazione data center, per 810 MW complessivi, in vari stati di avanzamento: 490 MW contrattualizzati, 200 MW accettati, 120 MW da accettare. Il confronto con quanto è noto pubblicamente solleva tre domande:

Il costruttore dell’ex Novaceta ha sempre dichiarato 240 MW IT e 360 MW di picco. Perché a Magenta risultano 490 MW contrattualizzati?

In consiglio comunale (22/10/2026, dal minuto 39:14 al 59:36) si è parlato di 250 MW per l’ambito AT11. Su Terna non risulta alcun lotto di quella taglia: le tre richieste sono da 490, 200 e 120 MW. Se l’AT11 corrisponde ai 200 MW, come mai in consiglio si è parlato di 250?
Attribuendo all’ex Novaceta i 490 MW contrattualizzati e all’AT11 i 200 MW accettati, restano 120 MW da accettare. A cosa corrispondono?

Non affermiamo che quella potenza sia destinata a un progetto preciso: chiediamo di chiarire a cosa si riferisca. È una differenza fondamentale, soprattutto per chi continua a impartire lezioni su come si dovrebbero leggere i numeri. Sappiamo bene che potenza richiesta, autorizzata, assorbita e consumi domestici non sono la stessa cosa: proprio per questo i numeri vanno spiegati, non liquidati. Così come è chiaro che la richiesta di connessione la presenta il proponente e non il Comune. Ma il Comune governa le destinazioni d’uso del proprio territorio, e a quel governo chiediamo conto: come si conciliano potenze di questo ordine con ciò che il PGT consente?

Per rendere l’idea, e solo come ordini di grandezza indicativi basati su valori medi approssimativi, 120 MW superano la potenza tipica di una fonderia medio-grande (30-50 MW) e di un centro commerciale (5-10 MW), e sono molto più dei consumi medi delle utenze domestiche di un comune come Magenta (circa 3-4 MW).

Nell’intervista il Vicesindaco ha dichiarato che due richieste sono passate dagli uffici comunali, senza indicarne la potenza, e che la terza no. Su Terna le richieste sono tre: 490, 200 e 120 MW. La lettura più naturale è che i 490 MW corrispondano al campus dell’ex Novaceta, i 200 MW all’ambito AT11 e che i 120 MW riguardino una richiesta nuova e finora sconosciuta. È la nostra ipotesi, e il Vicesindaco può smentirla con un dato: a quale progetto corrispondono i 120 MW? Chi li ha richiesti, e per quale area? E come è possibile che una richiesta di allacciamento di questa entità non sia transitata dal Comune? Con la stessa schiettezza che il Vicesindaco riserva al comitato, chiediamo: è una semplice lacuna informativa? Perché prendiamo sul serio i numeri, pretendiamo che lo faccia anche chi amministra la città.

L’ambito AT11. L’ambito, circa 130.000 mq, ha nel PGT destinazioni che comprendono, cito:

32.1 Destinazioni d’uso
Le destinazioni d’uso principali ammesse di cui all’ART. 6 sono:

attività commerciali – commercio all’ingrosso (3.6)
artigianato e industria (5.2)
autotrasporto (5.5)
Le destinazioni d’uso complementari ammesse di cui all’ART. 6 sono:

attività terziarie (2.1)
case funerarie (2.2)
attività commerciali – esercizi di vicinato (3.1)
attività commerciali – medie strutture di vendita (3.2)
attività commerciali – pubblici esercizi (3.7)
attività commerciali – attività di vendita telematica (3.9)
strutture ricettive alberghiere (4.1)
artigianato di servizio alla residenza (5.1)
parcheggi privati (7.1)
attrezzature private di interesse pubblico (7.2)

Gli alloggi di servizio per il personale dirigente e per la custodia sono limitati ad un massimo di SU residenziale di 150 mq per il primo alloggio e 100 mq per il secondo alloggio.
Sono escluse tutte le altre destinazioni d’uso di cui all’ART. 6.

In altre parole: commercio all’ingrosso, artigianato e industria, autotrasporto e movimentazione merci.

Con queste destinazioni, come possono attività di questo tipo assorbire una potenza dell’ordine di 200-250 MW, ben superiore a quella di una grande fonderia e molto più vicina a quella di un data center?

Le garanzie. C’è poi un ulteriore tema: quali trasformazioni saranno possibili domani nell’ambito AT11 e quali garanzie avranno i cittadini. La storia urbanistica di Magenta, compreso il caso Bruno Romeo, ha già mostrato quanto le scelte sulle destinazioni d’uso incidano sul territorio e con che facilità possano essere cambiate, soprattutto in prospettiva della superstrada Vigevano-Malpensa. Le regole urbanistiche non sono scolpite nella pietra: gli strumenti di pianificazione si modificano con le procedure previste dalla legge. Per questo non basta dire “oggi non si può fare”. Bisogna spiegare quali scenari si intendono escludere, con quali atti e con quali garanzie. La fiducia non si costruisce chiedendo ai cittadini di credere sulla parola, ma mettendo le carte sul tavolo.

Il confronto. Il Vicesindaco dice di essere disponibile a incontrarci anche subito, ma finora l’amministrazione si è trincerata dietro un “Attendiamo il verdetto della VIA” (https://ticinonotizie.it/data-center-a-magenta-il-sindaco-del-gobbo-frena-sui-dibattiti-e-attende-il-verdetto-della-via-da-roma/). La disponibilità al confronto non può diventare una concessione personale, né dipendere dal fatto che un comitato piaccia, sia conosciuto o condivida in anticipo le opinioni dell’amministrazione. Il confronto serve proprio quando ci sono dubbi, domande e posizioni differenti.

Quanto all’accusa di “terrorismo”, lasciamo volentieri il linguaggio bellico a chi preferisce bollare un gruppo di persone. Noi preferiamo le risposte. Se le informazioni sono corrette e tutto è trasparente, rispondere dovrebbe essere semplice.

Liquidare una domanda come allarmismo è facile. Liquidare una sottrazione è un po’ più difficile: 810 − 490 − 200 = 120 MW.

Vicesindaco, noi siamo pronti al confronto.

Adesso aspettiamo le risposte”

Nella foto in evidenza il capopopolo dei #NODATACENTER Gianni Pezzotta

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