Un atto d’accusa lucido, appassionato e privo di mediazioni. Dalle pagine del Corriere della Sera, nell’intervista rilasciata a Gian Antonio Stella, don Luigi Ciotti traccia un ritratto inquietante dell’Italia contemporanea. Alla vigilia del suo intervento al Festival Internazionale dell’Economia di Torino, il fondatore di Libera e del Gruppo Abele mette a nudo le contraddizioni di un sistema socio-economico che — citando Papa Francesco — «uccide, scarta e trasforma le persone in merce da consumare e poi gettare via».
Anche noi come Ticino Notizie, abbiamo ritenuto opportuno riprendere le parole del sacerdote perché sono motivo di riflessione per tutti.
Don Ciotti parte da una convinzione amara: lo smarrimento di un’etica pubblica capace di rimettere al centro l’essere umano, a favore di una logica che sacrifica i diritti fondamentali sull’altare del profitto e delle esigenze di bilancio.
L’azzardo di Stato: una «cattiva economia» che impoverisce i deboli
Uno dei passaggi più duri riguarda la ludopatia e il ruolo ambiguo dello Stato. Ventisei anni dopo le prime denunce contro la piaga dei videopoker, don Ciotti esprime profonda amarezza per l’incoerenza della classe politica: «Ricordo la Meloni d’una volta, durissima all’opposizione. E così Salvini. Ma una volta al potere…».
I numeri citati tratteggiano un’emergenza sociale di proporzioni giganti: l’azzardo di Stato inghiotte ogni anno 165 miliardi di euro, a fronte di appena 11 miliardi destinati all’erario (meno di quanto incassino i concessionari) e contro i 142 miliardi complessivi riservati alla Sanità Pubblica. Un meccanismo che «droga» i bilanci pubblici facendo leva proprio sulle famiglie più fragili e sulle sacche di povertà.
Sanità e lavoro: il tradimento dei diritti costituzionali
Dall’azzardo alla salute il passo è breve. Se da un lato il Servizio Sanitario Nazionale vanta ancora eccellenze di livello mondiale, dall’altro mostra crepe profonde: otto Regioni non riescono a garantire le prestazioni minime e sei milioni di italiani sono ormai costretti a rinunciare alle cure. Tra liste d’attesa infinite e la fuga di oltre 40 mila infermieri e medici verso il privato o l’estero, il diritto alla salute appare sempre più privatizzato e discriminatorio.
Parallelamente cambia la mappa del lavoro. Portando l’esempio di Torino — un tempo meta di riscatto e oggi «capitale della cassa integrazione» a causa del declino industriale — don Ciotti sottolinea come le tutele storiche degli operai siano state gradualmente sostituite da occupazioni precarie, sottopagate e prive di garanzie.
I tentacoli delle mafie e il ruolo della «zona grigia»
Sul fronte della legalità, il quadro non è meno allarmante. A Palermo si assiste a un pericoloso ritorno del pizzo capillare, testimonianza di una rinnovata sfiducia dei cittadini verso le istituzioni a trentacinque anni dall’assassinio di Libero Grassi.
Ma la criminalità organizzata non appartiene solo al Sud. Al Nord le mafie investono dove il denaro circola più rapidamente — dal Trentino al Lazio fino alla Sardegna — colonizzando il settore dell’azzardo online, dove un euro investito ne frutta otto o nove con rischi infinitamente minori rispetto al narcotraffico. Processo reso possibile dalla complicità attiva o dall’omertà della cosiddetta «area grigia»: professionisti, imprenditori e amministratori pubblici senza scrupoli etici, mossi solo dal desiderio di arricchirsi.
Meno controlli e grandi opere a rischio
L’analisi si chiude con un grido d’allarme sulle recenti riforme legislative. Con l’impennata dei reati di corruzione e concussione e casi emblematici come i costi delle Olimpiadi Invernali — lievitati da 1,36 a oltre 6 miliardi di euro — don Ciotti contesta il progressivo smantellamento dei presidi di controllo: dall’abrogazione dell’abuso d’ufficio ai limiti sulle intercettazioni, fino alle modifiche al Codice degli appalti e ai tagli alle competenze dell’Anac e della Corte dei Conti.
«Quando vediamo la povertà e persone che non arrivano a fine mese, non si tratta di un guasto tecnico dell’economia o di una statistica, ma di ferite aperte nella carne viva», conclude il sacerdote.
La via d’uscita richiede un’inversione di rotta radicale: tornare all’essenziale del Vangelo e rimettere la dignità umana e l’uguaglianza al di sopra di qualsiasi calcolo economico.













