L’autore, Daniele Solivardi, ha tramandato in un libro la poesia che ha alimentato la sua gioventù nella Turbigo degli anni Ottanta. Un mondo animato dalla vita nei cortili dove le donne erano protagoniste nella vita delle famiglie, dove si parlava in dialetto e dove i ragazzi andavano in giro in bicicletta per tutto il territorio. Fino ad arrivare al Ticino per attraversarlo sulle razzette…
Lui, della generazione ‘X’ (1967), ha saputo raccontare – emozionandosi più volte – il palpito della vita in una realtà di provincia dove il contatto con i ‘Sapienti’ era quotidiano e i rapporti franchi e sinceri. Come quando si andava dal ‘Zarin’ ad aggiustare la gomma della bicicletta (che invece di ripararla ti insegnava come fare), o ascoltare la forbita eloquenza dell’Angelo Balon’…E poi gli altri: ‘Cec di Vesp’, al Giuan Ranzan che attraversava il paese con il carretto trainato dal cavallo per vendere frutta e verdura fresca…E via di questo passo…
Ha coadiuvato l’opera la prof. Fabrizia Robustelli (‘La Cagelli’) della quale Daniele Solivardi era stato alunno tanti anni fa. Fu lei a dire ai suoi genitori – alla fine della terza media – che il ragazzo era intelligente e che doveva proseguire negli studi. Da qui si aprì la strada per l’Omar a Novara con l’obiettivo di andare a lavorare all’Enel che allora era l’obiettivo di tanti giovani. Vedi meno













