HomeCultura e Tempo LiberoChi ha inventato i pantaloni?

Chi ha inventato i pantaloni?

Fonti dell’antica Grecia attribuivano questa invenzione a Medea, principessa e maga che viveva nella Colchide, vale a dire, una regione del Caucaso situata sulla costa orientale del Mar Nero; ma altre fonti sostengono che potrebbe anche essere attribuita a diverse regine scite, quelle che governavano comunità in cui le donne partecipavano spesso alla guerra, dando origine alle leggende greche sulle Amazzoni.

Queste mitiche guerriere che non si tagliavano affatto un seno, come favoleggiavano i Greci, vivevano in un territorio che si estendeva propriamente dalle steppe a nord del Mar Nero e del Mar Caspio, fino ai monti Altai e ai confini della Mongolia.

E se gli Sciti, popolazione nomade e semi-nomade di ceppo iranico vissuta tra il IX secolo a.C. e il IV secolo d.C. apprezzavano questa invenzione, gli elleni consideravano i pantaloni un vestiario estremamente stravagante, effemminato, nonché ridicolo e inadatto a loro, in quanto la moda dell’epoca non prevedeva la copertura delle gambe; infatti, l’abbigliamento degli uomini non anziani, era costituito dal chitoniskos, ovvero una versione corta del chitone, un tessuto rettangolare di lino o lana, drappeggiato e chiuso da cinture e fibule, cioè da spille. Nelle donne il chitone arrivava alle caviglie e, come negli uomini, le braccia rimanevano nude, tanto che, solo in inverno, per proteggersi dal freddo usavano mantelli e cappe. Ma il rifiuto di questo capo d’abbigliamento, tra l’altro di difficile creazione, visto che per la sua realizzazione occorreva assemblare vari pezzi di lana o pelle tenuti insieme da cuciture resistenti, era anche dovuto al fatto che dove si portava, esso era indossato da entrambi i sessi, e poiché nel mondo ellenico la consuetudine sosteneva che la donna dovesse essere sottomessa all’uomo, gli abiti non potevano essere, come diremmo oggi, unisex.

Insomma, era un abbigliamento per società di eguali, che vivevano in zone lontano dai caldi climi mediterranei, utilissimo per montare tutto il giorno a cavallo, considerato che quelli erano popoli nomadi dediti alla guerra, alla razzia e all’allevamento degli equini che fornivano loro oltre che un mezzo di battaglia e di trasporto, anche carne, latte e pelli.

Insomma, Sciti, Sàrmati, Roxolani, Aorsi, ovvero i cosiddetti barbari, ché per i Greci tutti coloro che non parlavano la loro lingua erano considerati tali, vestivano abiti colorati caldi e comodi, dotati di maniche, e indossavano altresì berretti di pelo e stivali. Effettivamente i calzoni erano e sono un indumento pratico per chi deve stare in groppa tutto il giorno. Ma allora, come facevano i Greci a cavalcare senza pantaloni? Senofonte consigliava che un cavaliere avrebbe dovuto “aggiustare le sue gonne o il suo mantello” sotto il sedere. E per tornare al loro rifiuto di indossarli, possiamo aggiungere anche un’altra ragione: il fatto che li percepivano come un indumento che poteva inibire le funzioni sessuali. Si consideri che a quel tempo nel modo greco uomini e donne erano abituati a intravedere quotidianamente i genitali maschili sotto i corti chitoni (all’epoca non esistevano le mutande), così, sempre Senofonte, per evitare situazioni ridicole e imbarazzanti, raccomandava agli uomini di rimanere il più possibile dritti quanto montavano a cavallo “affinché da dietro non si mostri uno spettacolo indecente”. Questo problema certo i cosiddetti barbari non l’avevano, proprio grazie all’invenzione dei pantaloni fatta dalle regine delle amazzoni.

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A cura di Luciana Benotto

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