Stazione priva di biglietteria, degrado a bordo, bagni guasti e bici ad ostacolare i passeggeri con problemi di mobilità. Un viaggio surreale sulla linea S6 riporta a galla il tema dei controlli e del rispetto delle regole: «O pagano tutti o non paga nessuno».
Un viaggio di routine trasformato in un percorso ad ostacoli, tra disservizi cronici e una diffusa sensazione di ingiustizia.
È l’esperienza raccontata dal nostro collaboratore Massimo Moletti, che nei giorni scorsi ha preso il treno dalla stazione di Trecate diretto verso Milano, lungo la linea del passante ferroviario Novara-Pioltello (S6). Un racconto affidato a una nota amara e sferzante, che fotografando la quotidianità dei pendolari apre una riflessione amara sul servizio di trasporto pubblico locale.
L’inizio del viaggio: infrastrutture e degrado
I problemi cominciano prima ancora di salire a bordo. La stazione di Trecate si presenta priva di una biglietteria attiva, mentre la banchina di attesa — particolarmente affollata — si rivela dissestata e poco sicura. All’arrivo del convoglio, l’impatto con la realtà del trasporto regionale è immediato: vetture datate, igiene carente e sedili sporchi.
A questo si aggiunge l’inagibilità dei servizi igienici, con soli due bagni presenti sull’intero treno ed entrambi fuori uso: un disagio tutt’altro che secondario, specialmente per chi viaggia con patologie o necessità specifiche legate alla salute.
Un percorso ad ostacoli per chi ha problemi di mobilità
Spostarsi all’interno delle carrozze si trasforma ben presto in un’impresa. Corridoi e spazi di passaggio risultano ingombrati da biciclette e monopattini lasciati senza un criterio preciso. Per chi vive difficoltà di deambulazione o problemi fisici, muoversi tra i vagoni diventa un vero e proprio rischio per la propria incolumità. Da qui la proposta pragmatica: destinare una carrozza specifica al trasporto delle due ruote, garantendo ordine, sicurezza e spazio per tutti i viaggiatori.
Il nodo dei controlli: «O pagano tutti o non paga nessuno»
Il punto centrale della protesta riguarda tuttavia l’equità e la verifica dei titoli di viaggio. A fronte di un biglietto dal costo di 3,80 euro, considerato un investimento significativo per un servizio di questo livello, l’assenza di verifiche capillari lascia spazio a chi sceglie di viaggiare gratuitamente.
«O pagano tutti o non paga nessuno», è la provocazione lanciata da Moletti. Un principio elementare di convivenza civile: l’applicazione delle regole a macchia di leopardo finisce per penalizzare soltanto chi sceglie di comportarsi edotta e responsabilmente, alimentando un forte senso di frustrazione e sfiducia nelle istituzioni.
Il racconto di una semplice tratta ferroviaria si chiude così con un invito diretto ai gestori e alla comunità: provare di persona le condizioni in cui versano le tratte pendolari per comprendere a fondo l’origine delle proteste di chi, ogni giorno, chiede soltanto un servizio dignitoso e giusto.
GUARDA IL VIDEO PROTESTA:













