I recenti sviluppi sul progetto della superstrada Vigevano–Malpensa riaccendono le polemiche a Robecco sul Naviglio e accendono i riflettori sull’impatto che l’opera avrà sulle frazioni, in particolare a Castellazzo de’ Barzi.
A intervenire con una dura nota è Alberto Mastrangelo, esponente della lista Robecco e Frazioni – Coerenza e membro effettivo della Consulta Urbanistica e Lavori Pubblici, che esprime forti preoccupazioni per il futuro economico e paesaggistico del territorio.
Terreni agricoli a rischio e identità violata
«Le ultime notizie confermano quanto da tempo temevamo – dichiara Mastrangelo –: Castellazzo de’ Barzi rischia di perdere per sempre una parte della propria bellezza, della propria storia e del proprio patrimonio agricolo».
Al centro delle critiche vi è il forte impatto sui terreni agricoli della zona: «Si tratta di terreni sottratti agli agricoltori, di attività messe pesantemente in difficoltà e di un paesaggio destinato a essere profondamente ed irrimediabilmente trasformato».
L’accusa all’Amministrazione: «Poca determinazione sulle mitigazioni»
Secondo l’esponente della Consulta Lavori Pubblici, l’impatto dell’opera avrebbe potuto essere contenuto se il Comune avesse adottato una linea di fermezza durante le fasi negoziali e progettuali.
«Tutto questo poteva essere almeno in parte evitato – incalza Mastrangelo – se si fosse pretesa con maggiore determinazione l’introduzione di adeguate mitigazioni ambientali e soluzioni meno invasive. L’Amministrazione comunale avrebbe dovuto difendere con più forza il territorio e i suoi cittadini, anziché dare l’impressione di aver adottato una posizione riassumibile in un rinunciatario: “Fatela come volete, basta che la facciate”».
«Il progresso non distrugga ciò che è stato custodito per generazioni»
Mastrangelo tiene a precisare che la posizione di Robecco e Frazioni – Coerenza non si traduce in un “no” ideologico allo sviluppo, ma in una richiesta di rispetto verso la storia e l’economia locale:
«Nessuno è contrario al progresso, ma il progresso non può significare distruggere ciò che generazioni di cittadini e agricoltori hanno costruito e custodito con fatica. Castellazzo meritava maggiore tutela, gli agricoltori meritavano più attenzione e i cittadini meritano risposte concrete».
La chiusura dell’intervento affidata a un monito rivolto alle istituzioni: «Una strada si può sempre costruire, ma la storia e la bellezza di un territorio, una volta perdute, non si possono più ricostruire».













