A oltre un mese dal grave sversamento di idrocarburi nel Naviglio Grande, avvenuto il 4 settembre scorso, la vicenda come noto è approdata mercoledì scorso in Commissione VI di Regione Lombardia, dove i rappresentanti degli enti coinvolti hanno ricostruito le fasi dell’emergenza, gli interventi di contenimento e le attività di bonifica. Un’audizione che ha permesso di fare il punto su quanto accaduto, ma che ha anche evidenziato le questioni ancora da risolvere: dalla presenza di residui inquinanti nei sedimenti alla definizione delle competenze, fino alla copertura delle spese sostenute per fronteggiare l’emergenza.
Il quadro emerso è quello di un intervento attivato tempestivamente, grazie alla collaborazione tra istituzioni, strutture tecniche e forze operative, ma anche di una situazione che richiede ulteriori approfondimenti. Perché se la prima fase dell’emergenza è stata affrontata con l’obiettivo di limitare la diffusione della sostanza inquinante, la completa gestione delle conseguenze ambientali e amministrative resta una partita aperta.
L’intervento immediato e la corsa contro il tempo
I tecnici di Città Metropolitana di Milano hanno ripercorso le prime ore successive alla segnalazione, quando sono stati coinvolti Vigili del Fuoco, Prefettura, ARPA, Comune di Milano, Consorzio Est Ticino Villoresi e gli altri enti interessati. Nel giro di circa due ore sono state installate barriere assorbenti per cercare di contenere la diffusione degli idrocarburi.
La quantità di sostanza sversata e la corrente del Naviglio, tuttavia, hanno reso particolarmente complessa l’operazione. Le squadre sono intervenute in più punti, da Vermezzo e Gaggiano fino a Magenta e successivamente all’ingresso di Milano, nella zona di San Cristoforo.
La priorità era impedire che l’inquinante raggiungesse le rogge agricole collegate al Naviglio, ampliando ulteriormente l’area interessata dalla contaminazione. Il giorno successivo è emersa con maggiore chiarezza la portata del problema, soprattutto per quanto riguarda la Roggia Soncina, risultata fortemente contaminata.
Città Metropolitana ha quindi attivato una procedura di somma urgenza, reperendo risorse straordinarie e affidando rapidamente gli interventi di bonifica. Per circa tre settimane si è lavorato senza interruzioni su un tratto di circa quattro chilometri, rimuovendo vegetazione contaminata, pulendo le sponde e il fondo della roggia e coordinando le attività con il Parco del Ticino e il Consorzio Villoresi per la gestione delle acque.
Un lavoro che ha consentito di ripulire sostanzialmente il primo tratto della Roggia Soncina, ma che non ha ancora chiuso definitivamente la vicenda.
Il problema dei residui e la bonifica ancora da completare
La criticità più rilevante riguarda infatti alcuni tratti a valle, raggiunti dagli idrocarburi prima della chiusura delle paratie. Sebbene le acque non presentino più livelli significativi di contaminazione, sul fondo dei canali risultano ancora depositati residui inquinanti.
È questo uno dei punti più delicati emersi durante l’audizione: l’attenzione si sta progressivamente spostando dalla qualità delle acque alla contaminazione dei sedimenti e dei terreni, con la necessità di individuare le modalità più appropriate per intervenire e chiarire quali enti siano competenti per le diverse operazioni.
A rendere ancora più urgente la questione è il costo delle attività già sostenute. Città Metropolitana di Milano ha quantificato in circa 260mila euro la spesa per gli interventi di somma urgenza, chiedendo che si arrivi a procedure più chiare per affrontare situazioni analoghe e a una definizione delle responsabilità economiche.
Il punto è fondamentale: gli enti pubblici devono poter intervenire rapidamente per tutelare l’ambiente e il territorio, senza che le spese straordinarie sostenute per fronteggiare un inquinamento finiscano necessariamente per gravare in via definitiva sui bilanci pubblici. Una volta accertate le responsabilità, occorrerà valutare il recupero delle somme anticipate.
Le misure del Consorzio Villoresi per contenere l’inquinamento
Nel corso dell’audizione, il Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi ha illustrato le misure adottate sin dalle prime fasi dell’emergenza, in coordinamento con Vigili del Fuoco, Protezione civile, Città Metropolitana e gli altri soggetti coinvolti.
Per limitare la propagazione dell’inquinante sono state chiuse le derivazioni irrigue e le principali conche. Con l’ordinanza presidenziale n. 69 del 4 settembre 2026 è stato inoltre disposto il divieto temporaneo di prelievo e utilizzo delle acque del Naviglio Grande, del Naviglio di Bereguardo e del Naviglio di Pavia per finalità agricole ed extra-agricole.
Il giorno successivo, con l’ordinanza n. 70 del 5 settembre, è stata vietata anche la navigazione lungo il Naviglio Grande, nel tratto compreso tra Magenta e Milano, e lungo il Naviglio di Pavia nel territorio milanese, per non ostacolare le operazioni e contenere la diffusione della sostanza inquinante.
Il divieto di navigazione è stato successivamente revocato con l’ordinanza n. 71 del 17 settembre, alla luce della progressiva normalizzazione della situazione.
ARPA ricostruisce anche il secondo episodio del 9 settembre
Particolarmente significativa è stata la ricostruzione fornita da ARPA Lombardia, che ha illustrato le attività svolte in relazione a due distinti episodi, verificatisi il 4 e il 9 settembre.
Nel primo caso, l’Agenzia è stata attivata alle 15.30 del 4 settembre, dopo la segnalazione della presenza di idrocarburi nel Naviglio Grande a partire da Pontevecchio di Magenta. Le verifiche hanno consentito di individuare il punto di immissione nello scarico di troppo pieno della rete fognaria e di risalire lungo la rete fino alla prima cameretta interessata dalla contaminazione.
Gli operatori hanno effettuato campionamenti delle acque, controlli della qualità dell’aria lungo il Naviglio e sopralluoghi sulle rogge alimentate dal corso d’acqua. ARPA ha inoltre collaborato con CAP per la pulizia e la videoispezione della rete fognaria e con Città Metropolitana per il contenimento della contaminazione e l’avvio delle bonifiche.
In previsione delle precipitazioni del 9 settembre, è stata data priorità alla pulizia della condotta, per evitare che eventuali residui potessero essere nuovamente trascinati nel Naviglio. Durante il forte temporale delle ore 13 è entrato in funzione il sistema di troppo pieno, senza che venisse rilevata una nuova fuoriuscita di idrocarburi nel canale.
Nella serata dello stesso giorno, tuttavia, una nuova segnalazione ha richiesto un ulteriore intervento nella roggia Monegata, a Robecco sul Naviglio. ARPA ha effettuato campionamenti delle acque e del suolo, avviando gli accertamenti per individuare l’origine dell’episodio. Le verifiche hanno rilevato un condotto di sfioro collegato alla cameretta n. 1034 e un rigurgito di refluo fognario dalla cameretta n. 1033.
Le risultanze analitiche e gli elementi raccolti sono stati trasmessi e continueranno a essere comunicati all’Autorità giudiziaria, alla quale spettano gli accertamenti sui due episodi.
Ora servono chiarezza, responsabilità e risorse
L’audizione in Regione Lombardia ha restituito un quadro articolato: da una parte, la tempestività degli interventi e la collaborazione tra gli enti hanno consentito di affrontare l’emergenza e limitare la propagazione dell’inquinante; dall’altra, restano questioni aperte che non possono essere trascurate.
La bonifica dei sedimenti e dei terreni, la ripartizione delle competenze, i tempi delle operazioni e la copertura degli oneri straordinari rappresentano i principali nodi da sciogliere. Occorre verificare l’adeguatezza delle procedure esistenti ed eventualmente integrarle, affinché in futuro sia possibile intervenire con maggiore chiarezza sulle responsabilità e sulle modalità di finanziamento.
La tutela del Naviglio Grande e del reticolo irriguo collegato non si esaurisce infatti con il contenimento dell’emergenza. Richiede un lavoro coordinato anche nella fase successiva, per affrontare gli effetti ambientali dell’inquinamento e garantire che le risorse pubbliche impiegate per le bonifiche possano essere recuperate, quando ne ricorrano i presupposti, dai soggetti responsabili.
La priorità resta una: completare gli interventi necessari, salvaguardare il territorio e fare piena luce sulle cause e sulle responsabilità di quanto accaduto. Perché la risposta a un episodio di questa gravità deve tradursi non soltanto in un’azione immediata, ma anche in soluzioni concrete e durature per prevenire nuovi casi e proteggere un patrimonio ambientale fondamentale per tutto il territorio lombardo.













