Sul dispenser del sapone trovato nel
bagno al piano terra della villetta di via Pascoli a Garlasco, dove
entra l’assassino di Chiara Poggi, ci sono “altre impronte digitali
che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite”. Lo sostiene la
difesa del condannato Alberto Stasi che chiede alla Procura di Pavia
“di disporre specifici accertamenti anche su questo reperto”.
La difesa del fidanzato della vittima sostiene che oltre alle due
impronte digitali attribuibili all’ex bocconiano, le altre ritenute
dal Ris di Parma non utili ad alcuna comparazione “non venivano
riportate/elencate” nella loro relazione dattiloscopica e non avendo a
disposizione le fotografie scattate sul reperto, “non ci si era mai
accorti che la situazione fosse ben differente da quella paventata
dall’accusa” si legge in una memoria difensiva dell’agosto 2025, degli
avvocati Giada Bocellari e Antonio de Rensis, tra gli atti della
chiusura indagine sul nuovo indagato Andrea Sempio.
Un elemento che è diventato – nonostante l’assenza di sangue nel
sifone e la presenza di capelli a indicare un lavabo non ripulito – un
indizio nella condanna definitiva a carico di Stasi, che avrebbe
lasciato le sue impronte nell’atto di riposizionare il dispenser dopo
essersi lavato le mani.
Nel 2017, nell’ottica di una revisione, la difesa di Stasi, “chiedeva
al Ris di fornire le fotografie a colori del dispenser e dei rilievi
dattiloscopici effettuati sullo stesso per svolgere un’analisi
specifica del reperto”. Elementi forniti il 25 luglio 2017 e su cui
viene fatta, per i legali, una relazione tecnica da Oscar Ghizzoni.
“Dei nove contatti presenti nella sola porzione fotografata nel 2007
dell ‘applicatore del sapone, almeno tre contatti risultavano utili
per un confronto ma, all’epoca, ne sono stati utilizzati solamente
due” secondo l’esperto. La presenza di “molteplici e vari contatti e
di colature di sapone portano a escludere un lavaggio dell’oggetto”
dopo il delitto del 13 agosto 2007, mentre l’attenta osservazione
“evidenzia la presenza di altre impronte digitali che, oggi,
potrebbero essere analizzate e attribuite”.













