Questa mattina, nella ex piazza piazza Mercato a Magenta, il Comitato Stop Data Center ha allestito l’ultimo banchetto ufficiale per la raccolta firme. La petizione, rivolta direttamente al sindaco della città, ha già registrato un successo straordinario, superando ampiamente le 1.600 adesioni. Si tratta però di un dato ancora parziale: ai moduli riempiti in piazza si dovranno infatti sommare i fogli distribuiti nei sei o sette punti di raccolta fissi tra bar ed edicole, dislocati sul territorio comunale. Una volta convogliate tutte le firme, il Comitato provvederà a protocollarle ufficialmente in Comune.
A fare il punto della situazione è Gianni Pezzotta, uno dei volti della mobilitazione, che annuncia come la battaglia sia tutt’altro che conclusa. Dopo il deposito delle firme, infatti, verrà indetta una conferenza stampa per presentare una serie di nuove iniziative pubbliche e mantenere alta l’attenzione della cittadinanza. Per sostenere le spese vive della campagna (dalla stampa dei manifesti all’organizzazione degli spostamenti), il Comitato ha anche realizzato delle speciali magliette con lo slogan “A Magenta la salute non si vende – No Data Center”.
Durante la mattinata si è guardato anche agli importanti risvolti emersi dal recente convegno nazionale tenutosi sabato 26 settembre a Milano. Un incontro di alto profilo scientifico che, come spiegato da Pezzotta, ha fornito solide basi accademiche alle rivendicazioni del territorio, andando ben oltre i semplici slogan.
In particolare, sono stati citati gli studi relativi alla creazione di una vera e propria isola di calore sopra Magenta. Un fenomeno termico preoccupante che andrebbe a sommarsi a quelli già generati dagli altri impianti sparsi per la Lombardia, provocando un innalzamento generalizzato delle temperature con un impatto diretto sulla vita dei cittadini e, soprattutto, sul comparto primario.
Proprio agli operatori della terra è rivolto l’ultimo appello del Comitato, che ha distribuito un volantino specifico per allevatori e agricoltori. “Siete stati consultati? Avete ricevuto informazioni sul progetto?”, si legge nel testo. Il rischio stimato dagli esperti è un ulteriore aumento locale di 2-3 gradi centigradi. In un contesto già provato dai cambiamenti climatici degli ultimi anni, una simile impennata termica colpirebbe duramente le coltivazioni e la produzione di latte, causando un calo drastico delle rese che metterebbe in seria crisi la sostenibilità economica delle aziende agricole locali.












