È stato rimpatriato in Moldavia con un volo partito dall’aeroporto di Malpensa Nicolae Novacenco, 31 anni, conosciuto nel mondo della musica trap con il nome di Bratan. Al giovane moldavo era stato revocato il permesso di soggiorno per motivi legati alla pericolosità sociale.
Il provvedimento arriva a pochi giorni dal blocco della Milano-Meda, quando Bratan, insieme al 32enne italo-marocchino Omar Ramo e a un gruppo di motociclisti, aveva occupato la carreggiata nord dell’importante arteria stradale, all’altezza del cavalcavia tra Affori e Bruzzano.
L’obiettivo era realizzare un video musicale. Per alcuni minuti il traffico era stato completamente paralizzato: una telecamera aveva ripreso i due trapper mentre un drone immortalava dall’alto la lunga coda di automobili formatasi lungo la strada. Il video era stato successivamente pubblicato sui social network.
Il rimpatrio da Malpensa
A rendere noto il rimpatrio è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con un post pubblicato su X.
Secondo quanto riferito dal ministro, le indagini, condotte anche attraverso l’analisi di diversi profili social, hanno consentito di identificare Bratan come il motociclista alla guida del gruppo che aveva bloccato la circolazione.
Alla luce degli elementi raccolti, è stato quindi disposto il ritiro del permesso di soggiorno per motivi di pericolosità sociale e il successivo rimpatrio. Novacenco è stato accompagnato dagli agenti fino all’aereo diretto a Chisinau, capitale della Moldavia.
Piantedosi ha sottolineato come il blocco della Milano-Meda per la realizzazione del video musicale avesse creato una situazione di grave pericolo per gli automobilisti in transito.
Fontana: “Un atto inaccettabile”
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha definito “inaccettabile” il blocco di una delle principali arterie di accesso e uscita da Milano per realizzare un video.
Fontana ha espresso apprezzamento per il provvedimento adottato dal Ministero dell’Interno, sottolineando la necessità di garantire sicurezza e rispetto delle regole su una strada quotidianamente percorsa da migliaia di lavoratori e famiglie.
La vicenda si chiude così con il rimpatrio di Bratan in Moldavia, dopo l’identificazione attraverso le immagini e i contenuti pubblicati sui social e il conseguente provvedimento di revoca del permesso di soggiorno.












