Si apre una nuova fase per BCS, storica azienda italiana della meccanizzazione agricola con sede ad Abbiategrasso. Il Gruppo Fulchir, realtà industriale italiana con sede in Friuli, è entrato nel capitale della società, dando una svolta alla complessa situazione finanziaria e industriale che negli ultimi mesi aveva coinvolto l’azienda.
A riportare i dettagli dell’operazione è Financecommunity, che sottolinea come il percorso sia stato accompagnato da un articolato lavoro di ristrutturazione e da un processo di ricerca di un partner industriale.
BCS, fondata ad Abbiategrasso nel 1943 dall’ingegner Luigi Castoldi, è oggi uno dei nomi storici della meccanizzazione agricola italiana. Il gruppo comprende i marchi BCS, Ferrari, Pasquali e Mosa, con una produzione che spazia dalle macchine agricole ai trattori specializzati, fino alle soluzioni per la generazione autonoma di energia e per la saldatura mobile.
Un’operazione costruita in tempi stretti
Il percorso che ha portato all’ingresso di Fulchir è stato particolarmente complesso. Secondo quanto ricostruito da Financecommunity, Pirola Corporate Finance, con Ludovico Mantovani e Marco Gregorini, ha impostato il piano di ristrutturazione e gestito un processo di M&A distressed che, in meno di due mesi, ha coinvolto oltre 114 potenziali controparti, in larga parte internazionali.
La famiglia Castoldi, insieme ai propri consulenti, ha infine scelto il progetto presentato dal Gruppo Fulchir.
Sul fronte finanziario, BDO ha assistito Fulchir con un team guidato dal partner Stefano Variano e dal senior manager Edoardo Predomi. Per gli aspetti legali, invece, il Gruppo Fulchir è stato affiancato da Ponti De Pauli Partners, mentre BCS ha avuto come consulenti legali Chiomenti e come advisor finanziario Pirola Corporate Finance.
Una newco per far ripartire la produzione
Il cuore dell’operazione è la costituzione di una newco operativa controllata dal Gruppo Fulchir, che prenderà in affitto il ramo d’azienda comprendente attività e marchi BCS, Ferrari, Pasquali e Mosa.
L’obiettivo è concreto: far ripartire la produzione già dal prossimo mese di ottobre.
Particolarmente importante è il capitolo occupazionale. I circa 430 lavoratori attualmente in forza passeranno nella nuova società, garantendo continuità al personale. Il piano industriale prevede quindi un progressivo recupero dei livelli occupazionali, con l’obiettivo del pieno rientro entro l’inizio del 2028, anche attraverso una nuova procedura di Cigs per ristrutturazione.
La ripresa delle attività riguarderà gli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara, mantenendo quindi una significativa presenza produttiva sul territorio.
Il futuro passa anche da EIMA
Tra i segnali indicati per confermare la volontà di rilancio c’è anche la partecipazione di BCS alla prossima edizione di EIMA International, in programma a novembre alla Fiera di Bologna.
La manifestazione, dedicata alle macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, rappresenta uno degli appuntamenti internazionali più importanti del settore e richiama operatori provenienti da oltre 90 Paesi. La presenza di BCS assume quindi un valore anche simbolico: non soltanto la salvaguardia di una realtà produttiva storica, ma la volontà di tornare sul mercato con un progetto industriale rivolto al futuro.
L’operazione prevede inoltre un percorso di ristrutturazione finanziaria legato anche alla valorizzazione e alla dismissione di alcuni immobili non strumentali, mentre la famiglia Castoldi dovrebbe mantenere un ruolo nel nuovo assetto societario con una partecipazione di minoranza.
Per BCS e per il territorio di Abbiategrasso si apre dunque una fase nuova. Dopo mesi di forte preoccupazione sul futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori, il progetto industriale del Gruppo Fulchir punta a garantire la continuità produttiva, accompagnando il risanamento finanziario con un progressivo rilancio dell’attività e dell’occupazione.












