Intervistata dalla giornalista Patrizia Speroni, Mara Maionchi e’ stata l’ospite di Endorfine 2026 che, visto il fil rouge di questa edizione, ha rappresentato il ‘potere della musica’ nel senso più positivo che ci possa essere.
Una mattinata divertente, durante la quale la platea in visibilio ha riso in più momenti.
Brillante, genuina e schietta, sia parlando di sé stessa, come degli incontri significativi dei quali è stata costellata la sua vita.
Ottantacinque anni e non sentirli, penso che non necessiti di presentazioni, essendo un volto noto televisivo da qualche anno e soprattutto, produttrice musicale di ‘lignaggio’ nazionale.
Sincera fino al midollo, ha ammesso di non essere mai stata una grande studiosa tra i banchi: “Non ho mai amato particolarmente studiare, amavo di più lavorare. Per me il lavoro è stato tutto e ancora adesso e’ così, e mi auguro di avere ancora tanti anni davanti per continuare! Ho svolto i lavori più disparati, prima di approdare alla musica. Per un po’ di tempo ho lavorato anche in una ditta di impianti anti incendio… E io mi divertivo, perché sono fatta così! Nei limiti della legge, organizzavo incendi per vedere come spegnerli!”.
Dal palco del Palacongressi, ha raccontato poi come è iniziata la sua avventura musicale: “Risposi semplicemente ad un annuncio di lavoro di Alfredo Rossi, apparso sul Corriere della Sera. Cercavano una segretaria per un ufficio stampa e io mi son detta ‘Perché no?’ Non ero nemmeno particolarmente ferrata sulla musica, ma non pensavo contasse, tanto io dovevo fare la segretaria.
Venni scelta e la mia miglior prerogativa era quella di essere veloce ad imparare. Venni coinvolta più di quanto mi aspettassi. Venni portata anche all’Ariston, dove vissi da vicino l’esperienza di Sanremo per la prima volta, e poi l’avrei vissuta decine di volte! Conobbi per primi Reitano, Dentici e la Vanoni, della quale divenni amica, a dispetto della sua fama che incuteva un po’ di timore, invece era persona piacevolissima e gentile, che amava passarmi tutti i suoi abiti alla moda che non usava più, perché io da quel lato, non ci avevo mai tenuto molto e mi dissi anche lì, perché non accettare se voleva darmeli? Non avevo la passione per spendere per vestirmi bene. Poi conobbi Mogol e Battisti, con i quali ho lavorato moltissimo tempo e mi spostai alla Nr Uno. Lucio era una persona che proteggeva moltissimo la sua vita privata e non lo trovo sbagliato.”
La Speroni le ha domandato a questo punto, come sia stato essere una stakanovista, in un’epoca nella quale ancora ci si aspettava che una donna desse la precedenza a matrimonio e famiglia.
“Non mi sono mai vista come una stakanovista. Se penso a questa definizione, mi viene in mente per esempio Caterina Caselli, grande professionista. Io sono sempre stata soprattutto una grande appassionata del proprio lavoro. Anche la De Filippi è una grande lavoratrice, professionista e stakanovista. Non sapevo per esempio che io da segretaria avrei scalato i gradini sino a diventare io stessa direttrice artistica e produttrice! Invece adesso faccio… La starlet! (Risate in platea)
Comunque lavorare mi piaceva più dell’idea di sposarmi, perché ero molto curiosa e poi il mio lavoro mi permetteva tanti incontri.
Un giorno mi chiama nientemeno che Gianna Nannini, per propormi la figlia di un importante signore di Siena che voleva cantare. ‘Uff! Tutti vogliono cantare e nessuno studiare!’, mi dissi, ma non si poteva dire di no, quindi diedi la possibilità.
In realtà, tutti vogliono cantare perché pensano che sia facile conquistare il successo. Invece, anche se parti bene perché sei fortunato, prima o poi scoprirai che arriva un momento nel quale ti devi impegnare davvero o il successo non dura.”
La Maionchi è poi passata a raccontare l’aspetto sentimentale della sua vita. A farle il filo fu Alberto Salerno, un grandissimo autore e la cosa la sorprese. Stettero ognuno al fianco dell’altra anche nella vita, oltre a lavorare insieme.
“Ho imparato moltissimo da lui. Era un uomo colto e piacevole, anche se a volte aveva il suo caratterino. Lui ha dieci anni meno di me, e ricordo che chiesi consiglio a mia mamma che mi disse di infischiarmene. Aveva ragione, perché ci siamo sposati e stiamo per raggiungere il cinquantenario. E se per il matrimonio non mandammo tanti inviti, non facemmo una gran festa, e ricordo che abbiamo fatto la spesa prima dell’orario del matrimonio, debbo dire che per i 50 anni una festa contiamo di organizzarla! Il nostro matrimonio è stato come tutti quanti gli altri, con i suoi alti e bassi, ma se nella vita non hai pazienza, anche nel matrimonio, non può durare. Oggi a chiamarmi per il mio compleanno, è soprattutto la Gianna (Nannini), che se lo ricorda sempre, e arriva correndo in auto, distratta com’è, con una torta sbalorditiva ed intatta!”.
“Nel corso della carriera, ho poi avuto modo di conoscere Jannacci, che è stato un amico. Quando andai a lavorare per la Fonit Cetra, conobbi Mango, grandissimo cantante, molto gentile e spesso accondiscendente ma non con me. Ai tempi ero già direttore artistico, e lavoravo all’ascolto degli artisti. E’ però chiaro che se sbagli il colpo, poi l’amministratore delegato ti fa l’interrogatorio. Un giorno approdò da me anche Tiziano Ferro. Io e Salerno lo studiammo e decidemmo subito di credere in lui. Antonacci? Non ho nulla contro di lui a livello personale. Decidevo spesso in base ai miei gusti, non è detto però che quello che non piaceva a me non dovesse aver successo. Posso sbagliarmi anche io! Ma se fai il produttore è normale che il tuo artista ti piaccia e che te ne innamori e non in senso affettivo, perché a volte, come nella vita, l’affetto ti fa fare degli errori, come perdonare per esempio. Te ne devi innamorare artisticamente.
Di Battisti posso dire che era un genio ma più che lavorare insieme, siamo stati amici. Con lui giocavo a carte! Per amicizia infatti, si passa sopra a tutti quei piccoli difetti.
De André era poi persona squisita e indimenticabile, di grande profondità d’animo.
Se debbo invece riferirmi ad incontri straordinari, potrei dire che non avrei più voluto lavarmi le mani, dopo averla stretta ai Beatles!”.
“X-Factor? Mi scelsero perché mancava un volto. La Ventura era già un viso noto televisivo. Poi c’era Morgan, musicista. Mancava un’altra che ormai fosse esperta e avesse una sua personalità. Feci il provino senza darmi pensiero: non fossi piaciuta, non me ne sarei fatta un problema. Io sono così, prendere o lasciare. Non sono un attore e non so fingere. Se sono vecchia per fare televisione? Non direi, in fondo mi è stato proposto. Vecchia e’ poi una parola che a me piace! Anziana o matura sono solo termini ipocriti per sfuggire alla realtà. Ad 85 anni sei vecchia! È logico.
Se in tv ho sdoganato la parolaccia? Forse è un caso, ma in realtà è che io parlo così anche nella vita! Parlando di artisti che sono fioriti grazie ai talent, io sono sempre estimatrice convinta dei Maneskin e avevo ragione, perché si sono anche applicati tanto.”
“Vogliono andare tutti ai talent perché pensano che così avranno una carriera garantita. Ma la musica è un mestiere serio, che richiede impegno e tantissimo lavoro! Se ad esempio io a scuola ero un somaro, i professori non potevano dirmi si se era no! Questa è la lezione che molti si trovano ad imparare anche nella musica e alla fine vince ed emerge, chi si mette a lavorare duro! La vita è fatica! La vita è lotta contro tutti, senza sosta. Se lavori sodo, prima o poi emergerai sugli altri”.
“Non penso di aver mai raccomandato qualcuno, come non penso nessuno avrebbe mai raccomandato una come me! Posso dire che se sbaglio lo ammetto ma siccome mi voglio bene, poi mi perdono! Non considero il mio lavoro qualcosa di cui andare fiera. Non ho scoperto il vaccino per la Poliomielite, non sono Madre Teresa di Calcutta, quelle sono le persone che debbono essere fiere! Ed io sono realista. Sono anche una persona molto grata e la mia gratitudine va ai medici e agli infermieri che con amore mi hanno curata, quando ho avuto dei tumori: anche quelle sono persone che debbono andar fiere!”
“Il programma con Sandra Milo? Lo feci perché mancava una trasmissione condotta da persone di una certa età. Esistiamo anche noi! E viaggiamo, facciamo tante cose. Di Sandra serberò per sempre un bellissimo ricordo, per la sua gentilezza e dolcezza, per il suo modo di essere quasi fuori dal mondo”.
“Se devo spiegare la mia carriera, dirò onestamente che sono stata molto fortunata, perché gli incontri significativi che si fanno, sono decisi dal destino. Ovviamente poi sei tu a dover lavorare per renderti credibile.”
A cura di di Monica Mazzei
Redattrice culturale per
TicinoNotizie.it











