Il letto di pietre calde e levigate affiora per decine di metri dove un tempo scorreva una corrente viva e impetuosa. È questa l’immagine sconfortante che si presenta oggi agli occhi di chi percorre la valle del Ticino. Dopo un periodo di prolungata e severa siccità, il livello del fiume “Azzurro” è sceso a quote da record negativo, trasformando radicalmente un paesaggio solitamente rigoglioso in uno scenario surreale e desolante.
Addentrandosi dalla Riserva Naturale della Fagiana a Pontevecchio di Magenta e seguendo il sentiero che conduce verso il fiume, l’impatto visivo è spiazzante. A memoria non si ricordano livelli così bassi per questa stagione: la portata d’acqua è ridotta al minimo lumicino e ampie porzioni di ghiaia, solitamente sommerse, occupano ora la maggior parte dell’alveo.
La situazione in questo tratto è talmente estrema che il fiume si può ormai attraversare a piedi con estrema facilità, consentendo di passare dalla sponda lombarda a quella piemontese camminando dove prima serviva un’imbarcazione. Una “passeggiata” tra le due regioni che lascia però un profondo senso di amarezza e inquietudine per lo stato di salute dell’ecosistema locale.
Di fronte a uno spettacolo tanto sconfortante, agli abitanti, ai frequentatori del parco e agli agricoltori della zona non resta che auspicare l’arrivo imminente delle piogge. Soltanto precipitazioni abbondanti e diffuse lungo tutto il bacino idrografico e sulle Alpi potranno restituire al Ticino la sua forza e la sua portata naturale.













