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Operai, ‘abbiamo pagato 5mila euro per lavorare a costruzione del Consolato Usa a Milano’

“Ho dovuto pagare la cifra di 5mila
euro per venire in Italia che ho consegnato in contanti (…)
per raggiungere tale somma ho dovuto sia vendere dell’oro di mia
moglie, sia richiedere un prestito a amici e parenti”. E’ solo
una delle tante testimonianze degli operai edili indiani che
hanno lavorato alla costruzione del Consolato Usa a MILANO per
conto della Caddell Construction, società statunitense con sede
anche nel capoluogo lombardo e per la quale la Procura milanese
ha disposto il controllo giudiziario per caporalato.

Per definire “la pratica di assunzione”, riassumono i pm,
“era richiesto il pagamento di una somma di denaro obbligatoria
di 500.000 rupie in contanti (corrispettivo che varia dai 5.000
ai 6.000 euro)”. Solo dopo “il pagamento ‘del dazio'”,
corrisposto ad una società indiana che reclutava i manovali che
dovevano arrivare a MILANO, “si entrava in possesso del visto
per lavoro ed anche il contratto di assunzione poteva essere
sottoscritto anche se prodotto in lingua inglese, quindi non
comprensibile a nessuno degli escussi”. Così un operaio a
verbale: “Ho dovuto firmare altri fogli di cui non ho capito il
contenuto, ma sono stato costretto a firmarli”.

Il contratto per la costruzione della nuova sede consolare,
si legge nel decreto, vale per la Caddell oltre “200 milioni di
dollari”. Durante “il picco dei lavori sono stati impiegati
circa 450-500 lavoratori” e “la fine dei lavori era inizialmente
prevista per il 2025, prorogata al 2028”. Il colosso
statunitense, scrivono i pm, ha aperto una sede secondaria nel
capoluogo lombardo che ha proprio “come finalità ‘il restauro e
l’ampliamento del Consolato degli Stati Uniti a MILANO'”.
La Procura ha quindi disposto per la Caddell la nomina di un
amministratore giudiziario per controllare il rispetto della
condizioni lavorative, per regolarizzare i rapporti di lavoro ed
evitare che lo sfruttamento prosegua

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