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Lago Maggiore, decisione storica: “L’innalzamento dei livelli garantirà acqua nei periodi di crisi idrica”

La sperimentazione diventa finalmente realtà dando frutti concreti e dopo 10 anni, grazie all’innalzamento dei livelli idrometrici del Lago fino a 1,40 metri, tutto il distretto potrà contare su un incremento tra 20 e 30 milioni di metri cubi a disposizione, in caso di particolari periodi di stress idrico, delle comunità locali del bacino del Po, dell’agricoltura produttiva del Piemonte fino al Delta e naturalmente di valori ambientali come habitat e biodiversità che nell’acqua trovano il loro fondamento e necessità di tutela.

La decisione – che, a tutti gli effetti può definirsi “storica” – è stata sancita al termine della Conferenza Istituzionale Permanente e frutto dell’accordo e della concertazione coordinata dall’Autorità di Bacino del Fiume Po, insieme alle Regioni Piemonte e Lombardia, Consorzio del Ticino, Organismo bilaterale Italia-Svizzera e molteplici portatori di interesse coinvolti.

La sperimentazione strategica assicurerà, nell’intero distretto del fiume Po, lo stoccaggio preventivo di un rilevante quantitativo di acqua nel Lago Maggiore con l’obiettivo di migliorare la disponibilità, la gestione stessa della risorsa e anche le relative performances di impiego nelle numerose comunità coinvolte e in altrettanti distretti economico-produttivi, tra cui quello della risicoltura italiana, prima in Europa.

Progressivamente sviluppata nel tempo, sulla base delle analisi periodiche registrate nel periodo di raccolta puntuale dei dati, la sperimentazione permetterà l’innalzamento dei livelli massimi di regolazione del Lago Maggiore, sullo zero idrometrico di Sesto Calende, fino a valori compresi tra 1,35 e 1,40 metri, rispetto al limite di 1,25 metri adottato finora. Tale modifica consentirà di incrementare la capacità di accumulo dell’acqua in particolare nella stagione primaverile per renderla poi disponibile nei momenti di maggiore fabbisogno irriguo, contribuendo così a rafforzare la resilienza del sistema agricolo di valle.

LE DICHIARAZIONI ISTITUZIONALI
“Innalzare fino a 15 centimetri in più il livello del Lago Maggiore è uno straordinario esempio di come possiamo e dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici. Siamo riusciti ad avere la disponibilità fino a 30 milioni di metri cubi in più di acqua senza nuove opere o infrastrutture. Più acqua per l’agricoltura, per la mitigazione ambientale e la vita del Po fino alla foce, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza idraulica e di tutela ambientale.

La collaborazione tra tutte le istituzioni, tra cui Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, Regione Piemonte e Consorzio del Ticino, che ringrazio a nome dell’Autorità di Bacino, ha consentito di ottenere un risultato importante”, ha evidenziato il Segretario Generale di ADBPO Alessandro Delpiano.

“Per la Regione Piemonte – dichiarano l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati e quello al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-Olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni – siamo molto soddisfatti del fatto che, grazie a un lavoro di squadra tra i diversi enti coinvolti con il coordinamento dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, si sia riusciti a trovare una sintesi efficace per dare un segnale concreto di sostegno al mondo agricolo. Un settore che, soprattutto in alcuni periodi dell’anno cruciali per la crescita delle colture, necessita di un adeguato apporto idrico. Allo stesso tempo, verrà garantito un attento monitoraggio delle aree destinate al turismo e alla balneazione.

La soluzione tecnica individuata e messa a punto dall’Autorità di Bacino rappresenta un grande risultato perché trova un efficace punto d’equilibrio fra le esigenze di tutti i comparti. Il nostro obiettivo è duplice: tutelare le colture d’eccellenza del territorio, come il riso, e preservare una stagione turistica estiva che rappresenta un elemento fondamentale per l’economia locale. In questo contesto, la possibilità di stoccare acqua si conferma uno strumento strategico, indispensabile per gestire in modo efficiente una risorsa preziosa, soprattutto nei momenti di maggiore necessità e criticità”.

“La possibilità – dichiara Massimo Sertori, assessore all’Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia – di innalzare sperimentalmente il livello di massima regolazione del lago Maggiore nella stagione primaverile fino a 1,35, in caso di scarsità di neve elevabile fino ad 1,40, consentirà di accumulare maggiori riserve idriche nel lago a beneficio dell’irrigazione della pianura padana e del reticolo irriguo alimentato con le acque del fiume Ticino.

Più acqua potrà essere destinata all’irrigazione delle risaie della Lomellina e all’agricoltura della pianura milanese e pavese, vere e proprie eccellenze dell’agricoltura italiana. Il cambiamento climatico rende necessario l’adattamento alle nuove condizioni da parte delle istituzioni e del mondo produttivo. La Regione Lombardia, quindi, ha spinto sin dal 2015 per avviare la sperimentazione e si è spesa nelle sedi istituzionali nazionali e nei confronti della confederazione elvetica per proseguire nella sperimentazione dei maggiori livelli lacuali”. L’Assessore Sertori confida che “alla conclusione dell’ulteriore biennio sperimentale sarà possibile sancire i nuovi livelli in un accordo italo-elvetico che possa consolidare il lavoro fatto dalle istituzioni italiane ed elvetiche con la partecipazione dei portatori di interesse di monte e di valle”.

Il presidente del Consorzio del Ticino e il Regolatore delle acque del Lago Maggiore manifestano la propria soddisfazione per aver ottenuto l’importante risultato di poter regolare le acque del Verbano con il nuovo limite estivo di +1,40 metri sullo Zero idrometrico di Sesto Calende, vista la situazione attuale del bacino idrico montano scarsamente innevato e dei serbatoi idroelettrici al minimo invaso.

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