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Agricoltura: Transizione 5.0, taglio degli incentivi al 35% per le imprese

Il taglio degli incentivi previsti dal piano Transizione 5.0 rappresenta un colpo durissimo per l’intero sistema agricolo italiano. Con l’approvazione del decreto-legge fiscale (Dl 38/2026), le imprese che avevano già presentato progetti e investimenti contando sul credito d’imposta si vedranno riconoscere solo il 35% dell’agevolazione spettante, con un beneficio reale che scende fino al 12-15%.

Una riduzione drastica che, secondo Federacma – la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio – mette in discussione non solo la sostenibilità degli investimenti già avviati, ma anche la credibilità complessiva degli strumenti pubblici di incentivo.

“Ci troviamo di fronte a una situazione gravissima – dichiara Andrea Borio, presidente di Federacma –. Le imprese agricole sono state prima incentivate a investire, a innovare, a fare un salto tecnologico. Abbiamo collaborato fianco a fianco con il MIMIT per superare le complessità operative e far cogliere così questa opportunità. Dopo aver tolto le somme a disposizione, oggi gli imprenditori si vedono cambiare le regole a partita in corso. Questo non è solo un problema economico: è una rottura del rapporto di fiducia tra Stato e imprese”.

Il provvedimento colpisce le aziende rimaste in lista d’attesa dopo l’esaurimento delle risorse del piano 5.0: oltre 7.400 progetti di tutti i comparti che avevano già avviato percorsi di investimento e che ora si trovano a fare i conti con un incentivo drasticamente ridotto, spesso inferiore perfino alle aliquote del precedente piano Transizione 4.0.

“Parliamo di investimenti già programmati, contratti firmati, acconti versati. Cambiare le condizioni dopo significa mettere in difficoltà concreta migliaia di imprese agricole, che oggi – aggiunge Borio – rischiano di trovarsi esposte finanziariamente senza il sostegno su cui avevano legittimamente fatto affidamento”.

Federacma sottolinea come la gestione della Transizione 5.0, sin dallo scorso autunno, abbia mostrato criticità evidenti, tra stop improvvisi, incertezze normative e ritardi nei provvedimenti attuativi. “Si tratta di una partita che deve essere chiusa nel modo più indolore possibile per le imprese – afferma Borio –. Non si può scaricare sulle aziende il costo di errori e ritardi che non dipendono da loro”.

Per questo, la Federazione rivolge un appello diretto al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, affinché intervenga per quanto di sua competenza a tutela degli investimenti nel settore primario.

“Chiediamo al Ministro Lollobrigida di farsi carico di questa situazione e di intervenire con urgenza per salvaguardare le imprese agricole – sottolinea Borio –. È necessario individuare una soluzione che consenta di ristabilire condizioni eque per chi ha già investito, evitando che il comparto paghi il prezzo più alto di questa vicenda”.

Federacma richiama inoltre tutte le organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo a far sentire con forza la propria voce, evidenziando come l’impatto del provvedimento non riguardi solo la filiera industriale, ma soprattutto gli imprenditori agricoli.

“È l’intera filiera a essere colpita, ma sono gli agricoltori a pagare le conseguenze più pesanti – conclude Borio –. Il crollo dell’incentivo rispetto a quanto previsto inizialmente mette a rischio la sostenibilità economica degli investimenti. Per questo è fondamentale che le associazioni agricole si mobilitino”.

Secondo Federacma, la posta in gioco va oltre la singola misura: riguarda la tenuta di un sistema in cui le imprese possano ancora credere nella parola dello Stato. “Senza fiducia – conclude Borio – nessun incentivo potrà mai funzionare. E oggi quella fiducia rischia seriamente di venire meno”.

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