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Pietrangelo Buttafuoco, avanguardista e fascista critico, la Biennale e la libertà (integrale)- di ET

È un siciliano. Ed è misura che un siciliano colto veda il mondo dall’alto. È uno di quei fascisti che al tempo del fascio il federale di città l’avrebbe cacciato al confino; poco male, se la sarebbe sfangata con lezioni private, ovviamente in piena gratuità, giusto in equo baratto con pane, uova, formaggi, ai figlioletti della puerile borghesia locale. Un po’ alla Dostoevskij, al suo tempo lassù in Siberia, precettore di lingua tedesca e russa.

E non paia affatto contraddizione un fascista al confino o esule, l’annunciata rivoluzione fascista spiaggiò nella metastasi mortale del conformismo, il tumore maligno di ogni comunità che sopravvive bel pasciuta nel mellifluo quotidiano detto democratico solfeggiando il politicamente corretto.

Il Nostro, rammemorando l’intrepido Balilla, invita alla Biennale di Venezia, di cui ha il timone, la delegazione russa, pertanto si pone all’avanguardia svellando il bunker dei niet di staliniana memoria comandati dall’esecutivo dei ministri italoeuropei con delega alla cultura. Ora ci si potrebbe domandare quale Europa? Quella latino ispanica, quella latino franzosa, quella latino teutonica, quella anglosassone, quella nordica vichinga, quella slava? Lisbona, Riga, Roma, Atene, Mosca, il Bosforo. Cattolici, riformati, anglicani, ortodossi, ebrei, mussulmani. Croci e minareti in amabile azzurro ove poeticamente abita il popolo.

Quale Europa? Ma sia. Si sa quel che la politica butta in caciara eurovisiva: la Russia è il nostro nemico quindi sta fuori dalla Biennale. Il Nostro, che osserva dall’alto, ha contraddetto l’ordine di queste ventriloque sovrane volontà aprendo i cancelli, il salone, alla delegazione russa. E costoro, che della cultura considerano l’elemento minerario, il finanziamento, minacciano di tagliare i fondi. Una gens con clientes appresso che confonde il poeticamente abitare con il costruire condomini e nominare feroci caposcala e scaltri amministratori. Il Pietrangelo, che già nel nome composto annuncia una sassata, Buttafuoco ha rotto questa volgare traduzione di calpestare la cultura sotto il puntuto tallone, spesso tacco dodici rigorosamente Louboutin, delle chellerine che affollano la zattera della Medusa.

È un bene? No, è una grazia, ad avviso insindacabile di chi scrive, aver posto fine all’ignobile principio sanzionatorio. Ci voleva un fascistone, così alla sua nomina P.B. fu indicato con lo sprezzo consueto dall’intellighentia manichea, per saper dire di no e aprire, anzi spalancare la porta. Fischia il sasso.

di Emanuele Torreggiani

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