HomeSaluteIl giorno in cui l’Italia del rugby ha piegato la storia: Albione...

Il giorno in cui l’Italia del rugby ha piegato la storia: Albione china il capo

Questa è tutta per noi, ce la prendiamo, che nei momenti peggiori, quando gli avversari banchettavano irridenti sulle nostre macerie, siamo rimasti lì, aggrappati ad una fede grande. Oltre che al Sei Nazioni, che ad ogni batosta ci chiedevano di abbandonare per manifesta inferiorità.

Difficile spiegare alle persone malate di petrocalcio che il rugby è qualcosa che fa storia a sé, che ha dinamiche antiche e complesse e percorsi lenti da affrontare senza scorciatoie. Che è crudo, premia sempre il più competente, amplifica a dismisura le differenze. Trasforma il millimetro in chilometro, il chilo in tonnellata. Punisce, perché è intriso di una forma purissima di rispetto per la quale infierire significa sempre essere nel giusto. Scava solchi profondi.

Difficile spiegare che la meravigliosa Francia dei nostri tempi abbia impiegato più o meno mezzo secolo per fare proprio il primo titolo del fu Cinque Nazioni. Cinquant’anni di purgatorio anche per una nazione che nel sangue vede mescolarsi rugby e champagne. Eppure lo scotto lo hanno pagato pure loro.

Così, sconfitta dopo sconfitta, esperienza dopo esperienza, cap dopo cap, tra mille difficoltà ascrivibili ad un movimento che resta pur sempre minoritario, l’Italia ha cominciato a vedere un po’ di luce. L’Italia delle sconfitte onorevoli e delle pacche sulle spalle, che diversi allenatori hanno ben schierato in campo raccogliendo il giusto, quindi poco.

L’Italia formichina, che sottotraccia studia i migliori, prova a copiarli, allarga la base. Le franchigie si misurano con i più forti e i ragazzi mettono minuti di qualità nei muscoli sempre più pronti alla lotta. I puntini cominciano ad unirsi.

Poi arriva Crowley e, incurante dei limiti strutturali, insegue un obiettivo ambizioso:
l’Italia non sarà più soltanto un fortino ma dovrà costringere gli avversari a diventarlo. Ci riesce, gli azzurri scoprono cosa significhi giocare alla mano, sono sfrontati, sorridono. Soprattutto, giocano con l’incoscienza di chi pensa di poter dare del tu a chiunque. Aria freschissima.

L’Italia, non accadeva da un lustro, riprende il filo con la vittoria quando la rassegnazione alla sconfitta sembra aver fatto breccia anche in seno ai più duri a morire. Quello slalom di Capuozzo, il sostegno di Benvenuti, il piede di Garbisi: qualcosa di enorme stava nascendo. Anzi, era nato.

Quesada è argentino, uno di noi, e ha un merito enorme. Dal predecessore eredita il meglio, lui lo prende, lo studia, lo impasta con la concretezza che ci è sempre mancata. Certo, il roster è finalmente lungo e non più stiracchiato, ma la mano del Vate è evidente. Sornione, attendea preda.

Competenza nell’arrembaggio sì, ma sui pilastri del gioco non si transige. La mischia chiusa torna quella robusta della prima decade del millennio, con la touche i palloni sono finalmente in cassaforte e nei raggruppamenti si mena come fabbri. Insomma, l’essenza del rugby ora ci appartiene.

Poi il fattore C, il culo. Quello di veder sbocciare un giocatore dal talento epocale come Menoncello, che con Brex chiude a doppia mandata la cerniera che il mondo ora ci invidia. Ma sarebbe stupido parlare di singoli quando almeno cinquanta ragazzi sono pronti a fare la voce grossa sui campi che hanno smesso di farci tremare le gambe.

Il resto è storia recente. La Scozia, che rischia seriamente di vincere il torneo, viene a Roma e ci lascia le penne. Irlanda e Francia, per scrollarsi di torno gli azzurri, devono sudare le proverbiali sette camicie e, se vincono, è solo perché nei momenti cruciali aver giocato centinaia di quel tipo di partite aiuta tantissimo. E un pochino condiziona pure gli arbitri.

Infine, gli inglesi. Anni di prese in giro, sguardi di superiorità, endemica arroganza fatti a pezzi in un pomeriggio di marzo destinato a passare alla storia dello sport italiano tout court. Avevano sempre vinto loro, spesso con punteggi più da basket, un paio di volte rischiando qualcosa. Ma che il vento sarebbe potuto cambiare lo si era intuito due settimane fa a Lione, osservando lo sguardo dei fortissimi cugini terrorizzati dall’arrivo in volata con la sagoma azzurra francobollata agli specchietti.

Finisce in gloria vera, quando Ioane evita il placcatore con la leggerezza di Nureyev, Menoncello erode la fascia sinistra dell’Olimpico, dove non crescerà mai più erba, e Marin chiude in meta la più entusiasmante delle cavalcate da quando in Italia ci si è messi a fare sul serio con il rugby. Roma è una bolgia.

Un pomeriggio pieno di tutto, anche delle italiche leggerezze con le quali siamo bravi a complicarci terribilmente la vita. Forse perché, rimediando con tutto il cuore che c’è, vincere è, se possibile, ancora più bello.

Sì, è successo davvero: abbiamo vinto. E ce lo meritiamo tutti.

Italia-Inghilterra 23-18 (10-12)

ITALIA: Pani (33′ Allan); Lynagh, Brex (11′ st Marin), Menoncello, Ioane; P. Garbisi, A. Garbisi (11′ st Fusco); L. Cannone, Zuliani (33′ st Favretto), Lamaro; Zambonin (10′ st Ruzza), N. Cannone; Ferrari (11′ st Hasa), Nicotera (24′ st Di Bartolomeo), Fischetti (18′ st Spagnolo). Ct.: Quesada

INGHILTERRA: Daly (33′ st M. Smith); Roebuck, Freeman, Atkinson, Murley; Smith, Spencer (18′ st Van Poortvliet); Earl (33′ st Pollock), Underhill (28′ st Chessum), Pepper (36′ st Cunningham-South); Coles, Itoje; Heyes (28′ st Davison), George (36′ st Dickie), Genge (18′ st Rodd). Ct.: Borthwick

Arbitro: Ramos (Francia)

Marcatori: nel pt 21′ P. Garbisi (cp), 26′ Freeman (meta), 35′ Menoncello (meta), P. Garbisi (tr), 42′ Roebuck (meta), Smith (tr); nel st 5′ Smith (cp), 14′ Smith (cp), 18′ P. Garbisi (cp), 21′ P. Garbisi (cp), 32′ Marin (meta), P. Garbisi (tr)

Note: ammonizione per Nicotera, Underhill e Itoje.

Altri articoli della sezione

Ue, Tovaglieri (Lega): “Case Green, infrazione? Lega pronta a barricate”

"L'Europa si ostina nella sua crociata ideologica contro le case degli italiani. Ma la Lega farà le barricate". Così l'europarlamentare della Lega-Pfe Isabella Tovaglieri...

Leon Harmel e la profezia di un’impresa

Tra le tredici mostre presentate a Rimini in occasione della quarantasettesima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli, quella dedicata all’industriale francese della...

Strade sicure: approvata la risoluzione per 3.200 militari in più. Cecchetti: “Grazie Lega!”

«Approvata in Commissione Difesa alla Camera la risoluzione che impegna il Governo ad assumere iniziative per aumentare il contingente dell'operazione Strade Sicure con almeno...

Salute, per gli italiani il tempo vale più della fiducia il 58% sceglie chi dà prima l’appuntamento

Meglio aspettare meno, anche se significa rinunciare alla struttura o al professionista che dà maggiore fiducia. È la scelta del 57,9% degli italiani quando...

Articoli Correlati

Il Pilates oltre la moda. Attualità di un metodo che migliora il corpo e rafforza la mente

Ha oltre cent’anni ma è più in forma che mai. Il Pilates è un metodo che, puntando sul rafforzamento della muscolatura posturale, contribuisce al...

Sanita’: report 2015-2025 Lombardia, +8,9% medici ospedale

Lo studio nazionale di Anaao Assomed 'Radiografia della sanita' pubblica 2015-2025' per la Lombardia evidenzia segnali incoraggianti sul fronte del ricambio generazionale e dell'incremento degli organici, ma...

“Ultima Sigaretta” arriva in Lombardia: al via la rete delle Farmacie

In Lombardia smettere di fumare è un obiettivo condiviso da molti, ma spesso difficile da trasformare in un risultato stabile. Il 67,0% dei fumatori...

Vaccinazione antinfluenzale, al via da oggi la campagna in Lombardia

Al via da oggi in Lombardia la nuova campagna di vaccinazione antinfluenzale gratuita. Nel corso dell'iniziativa 'VaccinAzione, un'opportunità di salute per i pazienti fragili',...
spot_img