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Tour asiatico Giappone e Corea del Sud, opportunità e dinamismo

(Adnkronos) –

Il recente tour asiatico ha rappresentato il primo passo per la creazione di nuove opportunità di business.

 Sì, la presenza di B.Connected in Giappone e Corea del Sud, insieme alla partecipazione di alcuni produttori italiani, ha permesso incontri business con potenziali clienti. Le consideriamo missioni fondamentali che permettono la presentazione dell'azienda e dei suoi prodotti oltre lo sviluppo delle vendite e del brand. 

Quali sono le novità di entrambi i mercati?

 Le sintetizzerei in due parole. Per il Giappone parlerei di dinamismo, per la Corea del Sud di opportunità. 

Giappone=dinamismo, cosa intendi?

 Il mercato giapponese è un mercato rimasto nei secoli sempre fedele a sé stesso; è difficile entrarvi ma paradossalmente è difficile persino uscirne. Si è caratterizzato fino al 2019-2020 da una condizione commerciale di staticità, con pochi spazi di inserimento. La pandemia, ma soprattutto il post pandemia, ha cambiato le carte in tavola offrendo all’export mondiale un paese completamente diverso con la possibilità di nuove connessioni. Ad esempio, in termini quantitativi l’Italia ha superato il record di export verso il Giappone (anno di riferimento 2019): abbiamo così recuperato e superato i valori positivi raggiunti prima della crisi pandemica.  

Nuove opportunità?

 Il nostro obiettivo è portare lontano il valore dell’agroalimentare italiano e farlo conoscere agli importatori di tutto il mondo. Durante la permanenza in Giappone abbiamo notato vivacità, un nuovo fermento e un piacevole dinamismo. Sono tutti elementi che oggi caratterizzano e definiscono il mercato giapponese, aspetti fondamentali rispetto alla condizione di staticità che lo ha qualificato e distinto per decenni. I rapporti e i legami duraturi e ben consolidati tra produttori e importatori, si sono fatti via via meno intensi lasciando spazi di ingresso per nuove realtà. Il Giappone è sicuramente un’opportunità da non perdere. 

Corea del Sud, una meta commerciale ambita

 Della Corea del Sud ne abbiamo già parlato esaustivamente (link). È un paese giovane che beneficia di un prodotto interno lordo elevato e un basso tasso di disoccupazione. Il mercato sudcoreano offre dunque importanti opportunità per lo sviluppo dell’export mondiale e in particolar modo italiano, divenendo una destinazione commerciale su cui puntare. Sebbene il vino rappresenti ancora un prodotto di nicchia, la Corea del Sud è nel radar di molti produttori. 

Quali i feedback degli importatori sudcoreani?

 Abbiamo toccato con mano la curiosità e il forte interesse che il paese ha verso la cultura vitivinicola italiana. Ma soprattutto ci siamo resi conto di come denominazioni ben conosciute in Italia, Nero d’Avola, Gavi, Erbaluce di Caluso siano totalmente sconosciute a Seoul e più in generale nel paese. La presenza del vino italiano sul mercato coreano è ancora qualcosa di marginale che vale assolutamente la pena di implementare. La Corea del Sud è dunque una grossa opportunità confermata dal fatto che i vini proposti sono piaciuti. Piacciono in particolar modo i vini passiti e i vini con un residuo zuccherino elevato che ben si abbinano alla cucina coreana caratterizzata da sapori aciduli, salati e piccanti per piatti ricercati a base di riso, carne e verdure. 

Corea del Sud, “The land of opportunity”?

 Esattamente. La Corea del Sud è proprio “the land of opportunity”. Il consiglio è quindi di avere coraggio: di presentarsi, di raccontarsi, di fare bene. Un supporto importante sul paese arriva anche dall'agenzia ICE, Italian Trade & Investment Agency, e dall’Ambasciata italiana che stanno lavorando in sinergia per la promozione del Made in Italy e in particolar modo del settore vinicolo. Facciamo dunque più informazione e più formazione. Diamo a questo popolo gli strumenti per apprezzare quanto di unico offre il mercato vitivinicolo italiano.

 Adnkronos – Vendemmie
 —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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